La ricerca della felicità (e di Amsterdam)

* Disclaimer: volevo parlare di gelati e ho finito col parlare di conquista della felicità.
Sapete com’è l’estate: lucciole, gocce, giornate lunghe.

Qui siamo felici.

Esausti sì, ma felici di questo presente.
C’è chi ha paura di affondare le mani nella serenità, chi per natura la rimanda e chi la scosta temendo che “tanto la delusione è dietro l’angolo”.
Qui invece appena abbiamo un’ora libera e dieci euro in più non pensiamo ad altro che a goderceli: forse perché siamo stati a lungo precari sentendoci precari, forse perché abbiamo fatto pace con una progettualità a breve termine, ma abbiamo imparato velocemente a mettere la puntina del giradischi sulla musica che amiamo per ballarla e cantarla ogni volta che possiamo.

Col cibo funziona nello stesso modo: ogni volta che possiamo, usciamo a cena fuori per goderci noi, il cibo, le persone, i contesti. Altrimenti, in casa anche la cena più semplice è servita nei piatti che abbiamo acquistato per rendere bella la nostra dispensa. Dentro ci sono gli ingredienti che abbiamo acquistato insieme quella volta nel negozio lì, o in quel mercato il giorno dopo che abbiamo visto quel film.

Non so se sia solo questione d’amore, questa confidenza con la felicità.
Diciamo che abbiamo appreso come si crea, la felicità, quale è lo schema di cose e di stimoli che ci fanno sorridere: li cercheremmo in maniera indipendente anche se l’altro non ci fosse, certo, ma intanto abbiamo imparato insieme come funziona la spinta per andare avanti.

Avevo iniziato questo post per parlarvi di gelati, dei treni che dalla prossima settimana mi porteranno a Roma, Napoli, Bari (ho il tempo di un caffè, ci siete?), della nuova Foodie Geek Dinner. E soprattutto di Amsterdam, dove andremo a fine luglio per cinque giorni.

Poi mi sono distratta, pensando che ad Amsterdam ci andremo per vedere una nuova città insieme, per stimoli umani, estetici, culinari; che i viaggi si fanno perché si ha voglia di vivere di più. E che la voglia di avere, amare, mangiare, leggere di più crea quello spessore tra la quotidianità e la meraviglia che garantiscono la ricerca incessante della felicità che è un po’ la felicità stessa.
Per quanto sia delicato parlare di questo stato d’animo che nonostante sia la cosa più bella del mondo ogni tanto risulta offensiva (come se la quantità di serenità che ho io oggi  privasse te di qualcosa domani), credo che sia importante ogni tanto mettere per iscritto che basta affacciarsi alla finestra, godersi una luna piena e strabiliante per essere felici.

Via i piani d’azione, benvenuti gli obiettivi e i sogni di qualsiasi dimensione.
E benvenuti i vostri consigli su Amsterdam, di qualsiasi tipo :)

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Una risposta a La ricerca della felicità (e di Amsterdam)

  1. Isaetta scrive:

    Quanto hai ragione, ragazza bella e felice!
    I piatti belli in tavola ogni giorno, la ricotta buona spalmata sul pane, la crema di pistacchi col cucchiaino, un bacio senza un perchè!
    Grazie, sai che da quando ti ho conosciuto la mia vita sta cambiando?

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