Soul Kitchen – Vegan&Raw Food a Torino

Quando qualche mese fa a Torino ha aperto il ristorante vegano Soul Kitchen molte persone hanno pensato: perché devo andare a mangiare la riproduzione vegetale di una bistecca quando posso addentare una goduriosa costata?
Di pregiudizi sul cibo è pieno lo stomaco, poi interviene la curiosità a colmare l’ignoranza e nuovi gusti conquistano inaspettatamente il podio: l’importante alla fine è cercare ciò che è buono, e affidarsi a chi per renderlo tale sa trasformare con perizia gli ingredienti della sua dispensa.
Luca Andrè, lo chef del Soul Kitchen, è uno chef che conosce il cibo che ama: niente uova, carne, pesce, latticini. Quello che resta lo elabora in ricette che non hanno nulla da invidiare ai piatti gourmet dei ristoranti vicini.

Il cuoco è bravo, e anche se non usa latte e uova prepara piatti deliziosi: un discorso che sembra banale, ma non in Italia dove per tradizione siamo abituati a una visione politica del cibo vegano e vegetariano, che lo vuole in locali sinistrorsi, servito da giovani ambientalisti con t-shirt giallo senape. Di solito un pasto che si presenta addomesticato nella formula nota come “piatto misto”. I menu vegani finora prevedevano verdure e cereali, dall’aspetto di pastone e dal sapore già shakerato, per un piatto che purché sia vegano basta che sia commestibile.

È duro scalfire questa visione. L’egemonia gastronomica italiana è in mano ai carnivori, ai predicatori di brasati e agli evangelisti della salamella: chi mangia solo verdure è spesso considerato una strana minoranza, e chi è vegano, un estremista. Se eliminare del tutto certi ingredienti dalla propria dieta non è una scelta usuale, oggigiorno tra intolleranze e allergie alcune svolte alimentari entrano a far parte della nostra vita in modo permanente o passeggero. Può capitare che chi diventa vegano lo faccia per motivi etici o per gusto, o magari perché costretto a eliminare quegli ingredienti per tre mesi: qualsiasi sia il motivo, dove sta scritto che deve mangiare male?

Da Soul Kitchen si evita uno dei rischi più comuni legati ai locali vegani, quello di vedersi servire piatti che appaiono come surrogati di quelli ingeriti dai carnivori (hot dog, hamburger, kebab). Gli ingredienti della cucina vegana sono più che sufficienti a realizzare piatti ghiotti, bilanciati, dove la mancanza di certi alimenti non conduce a una privazione di sapore ma porta al massimo sforzo di concentrazione di estro e tecnica.
La Panzanella con more di gelso essiccate e mela ci sballotta tra estremo nord e caldissimo sud, tra morsi che uniscono dolce, acido e croccantezza, perfettamente amalgamati.
Il Tofu glassato al malto è cedevole, esplosivo. Accompagnato da insalata di germogli e barbabietola che fanno da contraltare acido.
La prova del nove dei ristoranti vegani è spesso il Seitan, qui servito in crosta di sesamo con friggitelli all’arancia e rosti di patate: soffice e idratato al punto giusto, dimostra arte e tecnica nel trattarlo.
I dolci sono sorprendentemente golosi, Cheesecake compresa: la panna vegetale sostituisce quella animale, non ci sono uova o latte, eppure frutta, cioccolato e combinazioni azzeccate possono regalare ugualmente un dessert decadente e godurioso.
Spesa intorno ai 30-35€ a testa.

Il punto, sembra, non è tanto essere o non essere vegani, ma saper o meno cucinare: banalmente, la differenza tra un ristorante e un altro è questa, ma le diverse scelte alimentari fanno passare in secondo piano questo aspetto. Da una parte la priorità dell’ingrediente è determinante rispetto alla tecnica culinaria, e trovare un piatto di quinoa purché sia basta al vegano per gridare vittoria all’ora di pranzo; dall’altra, l’essere minoranza autorizza certe persone a etichettare la cucina di questo tipo come etnica, e a essere sospettosi nei suoi riguardi.
Se nel 2013 non abbiamo ancora imparato a distinguere un buon ristorante giapponese da uno giappo-cinese, come possiamo convincerci che la qualità del cibo e la buona cucina siano gli unici parametri da considerare per andare a cena fuori? Certo, tocca impegnarsi e capire, conoscere e assaggiare. E scegliere i migliori locali che aprano la strada a questa nuova idea di ristorazione: non etnica, non politica, non vegana, non vegetariana, né carne né pesce, ma buona o cattiva, come diceva il saggio.

Soul Kitchen – Vegan & Raw Food
Via Santa Giulia 2
Tel. 011 884700
10124 Torino

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3 risposte a Soul Kitchen – Vegan&Raw Food a Torino

  1. survivemilano scrive:

    Sono curiosissima! Ci andrò molto presto. Grazie!

  2. Bell’articolo Maricler, soprattutto perché sottolinei che essere vegano e così anche vegetariano e aggiungerei di qualsiasi altra scelta alimentare non deve collegarsi ad appartenere ad un certo gruppo. Io mangio un po`di tutto anche se preferisco in genere le verdure…Poi va a periodi, a disponibilità degli ingredienti ed anche economica, perché no. Ciò che non mi piace di certi tipi di alimentazione, specialmente quando andiamo al ristorante o a fare la spesa è vedere che si tende a ricreare delle versioni industriali per proporre preparazioni tipicamente da carnivori. Ben vengano questi ristoranti, dove appunto bisogna saper cucinare con gli ingredienti a disposizione e realizzare piatti appetitosi e non pappine che anche mangiabili e salutari mancano però di creatività, di tecnica culinaria e amore per la cucina e per l’ingrediente stesso.

  3. Giulia Scarpaleggia scrive:

    Il tuo racconto varrebbe una visita a Torino solo per provare Soul Kitchen. Mi riecheggiano nella mente parole come cedevole, esplosivo.. tutto equilibrato e completo, quanto mi piace leggerti!

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