Una vacanza di quattro giorni a Budapest

Cose che ci avevano detto di Budapest: è come Parigi! Somiglia alla Berlino Est, quella più creativa! La città è in fermento. Ci sono terme imperdibili.

Siamo stati quattro giorni a Budapest, e tranne le terme su cui non possiamo pronunciarci perché non le abbiamo visitate, non abbiamo trovato nulla di tutto questo: la nostra impressione è sì di una città che sta cambiando, ma di un cambiamento così poco radicale e forte da non riuscire a spazzare il generale clima di decadenza e di abbandono in cui la città è immersa.
Esistono precisi percorsi turistici fatti di monumenti restaurati, pub moderni e vestigia lucidate a nuovo: basta allontanarsene un po’ per inciampare in interi quartieri desolati, vetrine piene di vecchi pezzi di ricambio e un’idea di progresso che è copia di un occidente uniforme piuttosto che un’idea di se stessi rinnovata.
Esiste un germe di una nuova Budapest che sta nascendo, ma è davvero piccolissimo e poche volte realmente originale.

Vi lasciamo una breve guida, che in questo post comprende i bar / pub / ristoranti / pasticcerie che abbiamo visitato: per lo shopping e ciò che non si trova in questo post vi rimando alla lista su Foursquare dove per ogni luogo troverete un mio breve giudizio. La città è piena di locali dal design moderno ma dalla qualità bassa, alla stregua del più infimo aperitivo sui Navigli o di un All You Can Eat.
In sintesi: se dovete andare a Budapest, fatelo per max due giorni. Altrimenti, tornateci tra cinque / dieci anni quando il potenziale si sarà tramutato in qualcosa di visibile.

Dove dormire
* Casati Budapest Hotel
Camere ampie, sala colazione colorata e con un pozzo, letti comodi, silenzioso, personale gentilissimo, posizione centralissima. Ci torneremmo? Sì! Peccato non aver approfittato dell’area wellness.

Dove fare colazione o pausa caffè
* Goamama Cafè
Caffè annesso a negozio di arredamento, anche qui tutto è in vendita, dagli sgabelli ai lampadari. Atmosfera calda e accogliente, raccolto, il caffè migliore di Budapest. (Nota per gli amici di Facebook: LUI è il caffè della foto per cui siete impazziti :-)

* HiggsField
Galleria d’arte con arredamento spoglio composto da pochi pezzi di modernariato, disposti in questa galleria abbastanza ampia dove si tengono mostre e installazioni. Il proprietario è appassionato di caffè e miscele particolari, e si vede: abbiamo bevuto un ottimo caffè in questo luogo fuori dal tempo. Favolosa selezione musicale.

Dove mangiare la Flodni e i dolci in generale
* Gerbeaud
Da fuori somiglia a una trappola per turisti, quel classico tramontabile dove i prezzi non corrispondono per nulla alla qualità di quello che viene servito: il locale si trova poi in una delle piazze più smaccatamente uniformate allo sviluppo H&M dell’occidente, con mercatini per allocchi. Fortunatamente Gerbeaud si rivela una sorpresa fenomenale, con i migliori dolci mai assaggiati, e sicuramente i più freschi. Buone anche le insalate, non ordinate il caffè o almeno assicuratevi di avere una pianta a portata di mano. Prezzi parigini.

Bello ma non ci tornerei
* Callas Cafè
Architettura classica e locale elegante per un cafè / ristorante dove l’offerta è piattamente turistica. Da evitare i dolci, si può osare un pranzo veloce. La bellezza del posto merita la permanenza, ma non vale un secondo giro.

Dove fare una cena gastronomica
* Csalogany 26
La gastronomia è arrivata a Budapest, e la sua forma più completa, per quanto immatura, si trova qui, in questo ristorantino nella parte bassa di Buda: locale spoglio, tutto vetrate e camerieri solerti. Un misto di eredità francese (pane e burro salato) e ricerca culinaria contemporanea (carne con legumi, ingredienti locali alleggeriti e ripuliti) che però non colmano il digiuno di tecniche e cultura: accostamenti dubbiosi, cotture sballate. Resta un posto da provare, non aspettandosi nessuna scoperta ma piuttosto la premessa della buona cucina che verrà.

Dove bere un ottimo smoothie
* HB ai Fisherman’s Bastions
Nel luogo dove il rapporto quantità autoscatti / vista panoramica giunge al suo apice, c’è un bar con vista fiume con un cameriere sgorbutico e un menu dai prezzi umani: soprendente la qualità degli smoothies, che per circa 4€ permettono di godersi il panorama e di ricaricare il cellulare.

Dove acquistare paprika, salsicce, sottaceti
* Culinaris
Food shop nei dintorni del Parlamento, ottima qualità. Se siete in appartamento può tornarvi utile perché vende anche pasta, olio e riso. Tantissime le quantità di piccante, c’è una parte con frutta e verdura fresche e una piccola salumeria. Si può anche mangiare, scegliendo da un menu internazionale: qualità passabile.

* Lehel Csarnok
In una struttura che ricorda un drago cinese in versione socialista si trovano banchi di contadini e di macellai in un mercato coperto autentico e verace. Al secondo piano, come è normale trovare nei mercati coperti di Budpest, ci sono abbigliamento e cianfrusaglie di poco conto. Inquietante l’unico banco del pesce, con una vasca minuscola dove boccheggiano trote vive (per poco).

Per una cena con pianoforte
* Spinoza
Ristorantino nel quartiere ebraico, menu non particolarmente caratterizzato, nessun piatto brilla per sapore fatta eccezione per la Flodni, che qui è stupefacente. Musica da pianoforte suonata dal vivo con perle tipo Fra Martino Campanaro, la mise en place è quella dei ristoranti “moderni” della città: scelto il menu, apparecchiano con tutte le posate che serviranno per accompagnare il pasto.

Per una cena a km0 (hipster oriented)
* Koleves vendéglo
Il ristorante, nel quartiere ebraico, ha una sua Ars Poetica che espone su una lavagna in sala: tutto biologico, prodotti che vengono da un raggio di 60km intorno a Budapest, tutto fatto in casa dalle marmellate ai noodles. Chef creativi e cucina gustosa, locale affollato ma non rumoroso, fanno cena e colazione.

Per una cena a kmo (hipster non pervenuti, insieme a tutto ciò che è successo dopo il 1981)
* Nagyi Kifozdéje
A Buda, poche centinaia di metri dopo il ponte di Margit sulla destra si trova questa trattoria dove l’impatto non è dei più cordiali: gestita al femminile, solo una di loro parla inglese e le altre sono piuttosto scostanti. Poco abituate a ricevere stranieri, forse: il menu è solo in magiaro ma è possibile scegliere i piatti indicandoli dai contenitori con le varie portate che si trovano dietro il banco. Qui abbiamo mangiato il miglior Goulash della vacanza, ma anche la coscia d’anatra non era da meno. Spesa sui 10€ a persona.

Da evitare
* Vásárcsarnok | Central Market
Avete presente i mercatini sul lungomare con le statue finto africane o i mercatini delle piazze di provincia con i “veri” cannoli siciliani? Ecco, ora vi siete fatti un’idea di questo mercato. Peccato, perché la struttura è stupefacente. Al piano di sopra ci sono dei chioschi, ma non sono particolarmente allettanti.

* Frohlich Cukraszda e * Jégbüfé: entrambe rinomate pasticcerie della città, entrambe con una qualità dei dolci scarsa. Jégbüfé rasenta la fuffa (leggi: non ho finito il dolce tale la quantità di dolcificanti e coloranti che c’erano).

Altri posti che ci hanno consigliato o che abbiamo trovato ma che non abbiamo visitato per mancanza di tempo o perché erano chiusi:

Baltazár a Buda / Funky Pho, tra metro Opera e Oktogon / Mannatural, raw vegano /
Borkonyha, bistrot/ Kadar, vera cucina ungherese / Onyx Restaurant, ristorante con cucina creativa / Costes, una stella Michelin.

Ultima nota: questo viaggio è stato costruito grazie ai suggerimenti della rete. Abbiamo acquistato la Rough Guide che abbiamo trovato organizzata male e con dei suggerimenti poco sinceri. Non smetteremo mai di rimpiangere le defunte Clup, e ringraziamo davvero chi ci ha permesso di visitare questi posti!

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  • Rossella DB

    Condivido appieno. Io l’ho visitata di corsa. Ci sono stata per lavoro e ci hanno fatto passeggiare la sera tra le cose top.
    Ho avuto la stessa impressione. Una città in evoluzione che cerca di superare il passato.
    A volte persino dolente.
    Però la cultura ungherese promette bene. La seguo all’accademia ungherese a Roma e ti dico che la loro versione di Bridget Jones batte quella inglese. Risate vere e profonde anche con un film in lingua originale con sottotitoli