Kido-ism, a Torino il ristorante fusion sposa Giappone e Spagna

Abbiamo avvicinato il Kido-ism con quell’eccitazione mista a cipiglio che ci provocano le buone idee che è difficile vengano bene, messe sul piatto. Già un ristorante che si dichiara fusion ci provoca la diffidenza delle pizzerie che hanno in carta la pizza con kebab, qua in più c’è il Giappone. Cuoco giapponese che mischia la sua cucina, per la quale abbiamo un sacro rispetto, con esperienze spagnole e qualche cosetta italiana. Potrebbe essere una cucina molto bella, se fatta come si deve. E per fortuna non siamo stati delusi.

Fusion, ossia contaminazione, scambio, invenzione. Nel senso che se mi servi il sushi e poi la paella, non è fusion. È un piatto giapponese seguìto da un piatto spagnolo. Se invece arricchisci il riso con salsa pil pil, se al wasabi e alla soia accompagni del chorizo, corri dei rischi, caro cuoco, ma stai provando a fare fusion. Al Kido-ism riesce molto bene questo gioco. Anche con la mano sul freno della sperimentazione, stando al coperto, mescolando basi solide delle due culture culinarie, dobbiamo dire che non nascondono una bella sfacciataggine. Osano una cucina di sapori netti, smaccati. Esempio: la maggior parte dei piatti è fatta di uno o due elementi principali, vestiti di una salsa, di un brodo, di una crema forte che guida il piatto, e ne attenta l’equilibrio. Ebbene, non siamo da Crippa, non siamo da Romito, qualche eccesso di sapidità saremmo inclini a perdonarlo, ma per ora non ce n’è stato bisogno. Ci è anche capitato che un crudo, accompagnato da una di quelle famose salse taglienti come zanne, sia rimasto annichilito. Abbiamo imparato che nella cucina italiana esiste la legge suprema del “rispetta l’ingrediente”, ecco, al Kido-ism questa legge è derubricata a gentile invito operativo. Perché il crudo in effetti scompariva, ma nel complesso il piatto funzionava, era gioioso, brillante, e se il tonno ne è rimasto penalizzato, pazienza. Solo una volta ci è capitato un boccone di pescatrice appena scappato di cottura, un incidente da mettere in bacheca, in un’esperienza di grandissima precisione tecnica, di prodotti incasellati e di gusti rigogliosi imbrigliati con metodo.

Il Kido-ism, insomma, è un ristorante creativo. Di carattere, ma gentile con la sua clientela. Si capisce tutto, è tutto nuovo ma riconoscibile. In altri contesti, con altri budget, in collocazioni più ricettive, forse si sarebbe osato di più. La cucina avrebbe corso il rischio della sperimentazione  estrema, incontrando sbavature, le imprecisioni della ricerca. A noi avrebbe anche fatto piacere, ma intanto la prudenza al Kido-ism è una garanzia. I piatti sono testati, solidi, interessanti. Piaceranno, siamo convinti, anche a chi non ama o non conosce la cucina giapponese. Però, ci si deve misurare con una cucina personale. Con sapori che procedono con i cingoli, di nerbo, distanti da quell’idea di gusto bianco che proviene dal sushi, dal riso acidulato che si muove nelle variazioni del pesce crudo. E del resto, nemmeno la grassezza della cucina spagnola ha tanto albergo in questi tavoli. Fusion, appunto. Ben fatta, spiazzante, straniante, piacevole. A tratti emozionante. Prodotta con cura maniacale e ricerca. Il nostro ristorante creativo a Torino, che è vero che ce ne manca più d’uno a cui dedicarci, ma nel suo genere resta una risorsa per una Capitale della buona cucina. Torino, che non dimentica di tajarini e compagnie, di cucine nobili risorgimentali, di sospiri complici con i fratelloni francesi, ma graziaddio con il recente slancio verso la modernità anche lei sta smettendo di ammirarsi l’ombelico, e premia la cucina di Takashi Kido.

La sala, semplice, di gusto. In fieri come il progetto tutto. Servizio impettito e austero nei gesti eleganti di un giovanissimo Michael Ojeda alla ricerca di una sua via verso l’empatia, diventa luminoso, spigliato e sorridente sotto la guida di Maria, consorte italiana dello chef e responsabile anche della cantina, piccola, in via di maturazione (la cantina).

Si spende sui 50/60 a testa. Si può arrivare intorno agli 80. Ampie possibilità di modulare la propria esperienza, ma, nel dubbio, dedicarsi al pesce.

NON CI È PIACIUTO
I tempi della cucina si allungano a locale pieno, quindi, in caso, armarsi di pazienza, e resistere alla tentazione di far fuori le provette con gli oli aromatizzati. Il pane, che visto il tipo di ristorante è un dippiù, ma ora come ora è una sorta di spugna aromatizzata. Amen, poco male. Nei dolci, golosissimi, ci sarebbe piaciuta una scelta di opzioni sull’acido, sul verde. Sontuosi per chi si accontenta di due piatti e via, a noi famelici e curiosi al termine di un degustazione tanto muscolare sarebbe piaciuto smorzare. Il caffè fa parte di un piano segreto del governo giapponese per avvelenare gli amanti della nera bevanda e convertirli dopo atroci sofferenze al consumo del tè. Ci sono quasi riusciti.

Ristorante KIDO-ism
C.so Rosselli 54/A
10129 – Torino
tel. 011.50.96.561
www.kidoism.it

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  • http://lalberodellacarambola.blogspot.it l’albero della carambola

    Ciao ragazzi, come ho già fatto altre volte copio e incollo nel file dei Ristoranti da provare anche questa vostra segnalazione torinese…questa cucina fusion giappo-ispanica mi sembra davvero invitante. Caffé a parte, of course :-)
    un saluto
    simona

  • http://www.thechefisonthetable.it/ Fabrizio

    Simona, facciamo una colletta e compriamo ai ristoratori di tutto il mondo una macchina a cialde. E’ ‘na soluzione…

    Ti direi che il Kido è il miglior fusion di Torino, ma non ne ho provato nessun altro. Se devo scommetterci, punto un cinquantone su di loro. Fatto sta che a Milano ho avuto esperienze agghiaccianti con progetti simili, tanto che “fusion” era diventato l’insulto peggiore per un ristoratore che non coinvolgesse il parentado. E’ stata una sorpresa questo localino. Il nostro timore era che la città non rispondesse, non ne accettasse l’innovazione, invece le cose stando andando. Un bel bravitutti anche a Torino!

  • Simone e Zeta

    Ciao, mi incuriosisce molto questo ristorante. Sapresti dirmi qualcosa sul lato bevute? accompagnano in modo originale i piatti?

  • http://www.thechefisonthetable.it/ Fabrizio

    Simone, non lo so. Non abbiamo mai chiesto un abbinamento al bicchiere, non so sinceramente nemmeno se lo facciano, perché in sala sono in due e non saprei se riuscirebbero a star dietro a più tavoli con questa richiesta. Però, appunto, non lo so. La carta delle bibende è piccola, in crescita, può coprire i gusti più vari, ma non ha profondità da sdilinquire l’appassionato esigente. L’investimento su una cantina importante penso si potrebbe fare se il Kido-ism facesse il botto, che nella nicchia che si è ricavato è difficile accada a breve. Con una proposta in cucina tanto particolare, disperdere risorse in quel frangente sarebbe un azzardo. Ci vorrà tempo, suvvia. Per ora si beve per bene, ma è un lubrificante per l’ispirazione in cucina.

  • Simone e Zeta

    Grazie della risposta :-)