Corsi per diventare foodblogger: ha senso farli?

Questa estate 2012 verrà ricordata, nel mondo blogger, per alcuni annunci su dei corsi per diventare foodblogger: dei corsi?!? Ma davvero? Ha senso farli? Quanto costano?
Si sono rincorse domande, ci siamo scambiati opinioni, si sono accese discussioni: cosa ne pensa lo Chef Sul Tavolo?

Facciamo ordine: il primo annuncio è stato pubblicato dalla Komaxsrl, ripreso da Style.it. Si tratta di un corso per diventare foodblogger, docente Chiara Maci, già blogger di Sorelle In Pentola, durata 1 giorno, costo 290€.
Il secondo annuncio era un’offertona su Groupalia: 39€ anziché 750€ per una giornata di corso, docenti Natalina Villanova e Nicola Santini (i link sono delle chicche, godetevele magari alla fine del post).

Ho scritto a entrambe le agenzie per chiedere quali secondo loro sono i possibli sbocchi professionali del foodblogger, quanti iscritti hanno avuto, come era composto il pubblico: non ho mai ricevuto risposta, quindi non so dirvi se questi corsi abbiano avuto successo o meno.
Io spero di no, e vorrei argomentare oltre le facili battute, ponendo delle domande all’ipotetico indeciso che sta scegliendo se frequentare o meno il corso***:

1. Sai cosa vuol dire essere blogger? Pensi sia necessario un corso per diventarlo?
Un blogger è una persona che ha un blog, ossia uno spazio sul web che può essere riempito con testi, immagini, video e il cui tema principale varia a seconda degli interessi della persona. Il blog è un diario, un racconto, una storia: hai qualcosa da dire? Ok, è il primo passo.
Hai una passione? Questo è il secondo passo, indispensabile, che nessun corso ti trasmetterà. Che parli di cibo, foto, bambini, il modo in cui racconti le cose, i risultati che ottieni dipendono molto dalla passione e dall’impegno che ci metti.
Un corso non ti insegnerà cosa ti interessa, né le parole giuste per dirlo: è la tua storia, solo tu sai come raccontarla. Puoi imparare come condividerla, ma è un altro discorso che viene dopo.

2. Perché diventare foodblogger? Pensi davvero che essere un foodblogger ti permetterà di trovare lavoro?

Ti guardi in giro, e il cibo è ovunque: vedi Masterchef e pensi che chiunque possa diventare famoso ai fornelli: guardi la Parodi, e pensi che chiunque possa cucinare. Vedi fiere, convegni, chef dovunque. Ora chiediti: quante di queste persone prima erano foodblogger? Ok, calcolo rapido e domanda facile.
Ora chiediti onestamente: pensi che avere un blog, dire qualcosa, fare foto belle sia sufficiente per darti uno stipendio? Pensi che l’editore food più figo del mondo capiti per caso sul tuo blog, veda le tue foto belle e decida di riempirti d’oro per farti scrivere le ricette di tua nonna? No, non funziona così: qualsiasi professione tu voglia imparare (e il foodblogger non è una professione), devi studiare, lavorare, fare esperienza, saperti vendere, sapere cosa cercare, tessere rapporti.
Puoi partire da un foodblog, ma non basta.

3. Cosa impareresti in un corso che non riusciresti ad imparare sul web e con l’esperienza?
Forse sono un po’ nerd, ma lavorando con i Social Media so che la formazione sul web non solo è possibile ma è auspicabile: tutto quello che ti insegneranno in un corso in aula era reperibile almeno 6 mesi prima on line, e 6 mesi e tre giorni prima in lingua inglese.
Devi aprire un blog, devi essere on line, impara a cercare da te le tue risorse: puoi cominciare da qui:
– Un sito che ti insegna come diventare foodblogger senza chiederti una lira;
– Un magazine che ti spiega chi sono i foodblogger;
– I nostri post dall’ironico nome: Hai detto foodblog?
[Disclaimer.1: ovviamente parliamo di corsi che trasmettono competenze come quelle dei corsi di cui sopra. Non mi riferisco in alcun modo ai corsi per diventare influencer, nono].

Oltre tutte queste argomentazioni, ce ne è un altra, forse la più importante: il foodblogger non esiste. Ci sono i foodblogger, anzi ancora meglio: ci sono persone che hanno un foodblog, che partono dalla passione per il cibo per arrivare a raccontarlo, a mangiarlo, a fotografarlo ognuno nel suo personale modo, ognuno col suo punto di vista e ciascuno con la sua storia.

*** Disclaimer.2: questo post non vuole mettere in dubbio le capacità professionali e la buona fede di chi progetta e tiene i corsi in questione.

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59 risposte a Corsi per diventare foodblogger: ha senso farli?

  1. Claudia Annie scrive:

    Innanzitutto questo post è davvero realistico e geniale.
    Seconda cosa ti ripeto il mio pensiero:
    potrei capire dei post con consigli utili per chi vuole inziare quest’attività, ma far pagare povere ragazze, promettendo insegnare tutti i “segreti” su un’attività che in un caso su millemila porta alla tv o al successo, mi sembra davvero pura speculazione!

  2. Marcello Arena scrive:

    ahahahah…oddio anche io ho visto quei annunci…e subito ho pensato che gran fregatura….comunque concordo pienamente con tutto l’articolo scritto ;)
    Marcello!

  3. Silvia scrive:

    secondo me non ha senso farli, meglio fare un corso da pasticcere o chef professionista…un abbraccio SILVIA

    • maricler scrive:

      Diciamo che questi corsi hanno un’offerta che non è rivolta a chi voglia lavorare in un laboratorio o dietro ai fornelli. Lì ci sono altri corsi e altre scuole.

  4. MarinaM scrive:

    mi sono fatta esattamente la stessa domanda. per il corso su Groupon non ti saprei dire, ma quello della Maci è stato abbastanza frequentato tanto che in autunno replica.

    • maricler scrive:

      Sono felicissima per Chiara, mi chiedo però quali strumenti abbia potuto fornire se non semplici consigli di una persona in gamba e con la testa sulle spalle. E la domanda è: è legittimo pagare per quei consigli?

  5. cucinaprecaria scrive:

    il foodblogger non esiste, è un’essere mitologico!
    Quando ho aperto il mio blog, ignara di cosa stava succedendo in rete, ho pensato di avere avuto un’idea originale :-) ) poi ho cominciato a guardarmi intorno e capire che c’era un mondo che non conoscevo.
    Ingenuamente ho pensato che esistesse una categoria, i foodblogger (alcuni dei quali si prendono troppo sul serio), poi con il tempo ho compreso che i foodblogger non esistono, esistono appassionati.
    La passione non si insegna, al massimo si alimenta imparando cose nuove.
    Non farei e non consiglierei a nessuno un corso per diventare un qualcosa che non esiste.
    Per me stessa scelgo di fare corsi di cucina perchè è l’aspetto che mi interessa di più, quindi ad altri direi di formarsi a seconda degli interessi personali, fotografia, social media, torte, SEO, etc
    Trovo molto bella l’idea di condividere aspetti tecnici gratuitamente (vedi Annamaria), il sapere condiviso è cosa rara e preziosa!

    • maricler scrive:

      Ciao Anna, per continuare con quello che dici: per chi sceglie di seguire un corso di questo tipo, basterebbe guardarsi intorno un attimo e capire che ha tutte le risorse a disposizione. Che può scegliere la sua strada per aprire il suo blog, esprimendo la sua passione, che è la cosa più importante.
      La scelta di Annamaria è splendida, io sono una sua fan :)

  6. A casa mia scrive:

    Anch’io,come Anna di Cucina Precaria, quando ho aperto il mio blog non avevo assolutamente idea del mondo che mi si stava per aprire!
    Sono d’accordo con te: hai qualcosa da dire? Hai una passione? Le mie risposte sono state sì. La terza: hai soldi da investire? No, e poi perché mai? Chi ha detto che perni a passione ci vogliono soldi?! Così è cominciata la mia avventura sul web che mi regala soddisfazioni a costo zero e ad introito zero. Poi, certo, riuscire a guadagnare qualcosa o a trasformare la propria passione in lavoro è il sogno di tutti e allora è giusto dare il 100% di s’è stessi!
    Per finire: tutte le volte che guardo con mio marito Cuochi&fiamme e sotto il viso della Maci appare la scritta “food blogger” lui dice: “ma che minchia di lavoro è??”. Scusate il francesismo…;-)

    • maricler scrive:

      Margherita, vorrei conoscere tuo marito :)
      Scherzi a parte, il riferimento a Chiara Maci in quel senso è una qualifica e non una professione.
      Chiara ha passione da vendere, ma non stiamo parlando di lei :)
      Quello che dici tu mette una premessa diversa davanti: la passione. Senza quella, non si va da nessuna parte!

    • Norma scrive:

      scusate, mi permetto di quotare il marito di A casa mia… ho da poco tempo il profilo su FB e ho notato che molte, moltissime blogger hanno messo come professione “blogger” o “foodblogger”… ecco, questo mi fa pensare che un corso per… soddisfi questo bisogno (malsano) di identificarsi in una professione qualunque essa sia… al di là del livello culturale che, facendo una media, non è certo elevato….

      • maricler scrive:

        Può essere una parte della questione, ma può anche essere semplicemente il fatto che molte persone non hanno una vera professione, che magari la stanno cercando, e che lo scrivere “foodblogger” non sia un’ambizione ma una “qualifica” che si danno in attesa di un’occupazione reale :)

  7. A casa mia scrive:

    Scusa gli errori di ortografia: tutta colpa dell’iPhone!!
    Margherita

  8. ilgamberorusso scrive:

    E si anche questa non mi era sfuggita… ‘come apprendere il diventare foodblogger’ e mi sono sentita così lontana ancora una vollta da tutte quelle storture che ‘girano’ attorno a questo mondo… insomma io ho desiderato esserci per una forma di innamoramento verso alcuni blog (pochi in verità) che leggevo con passione e che mi hanno portato a desiderare di raccontare la comune passione per la cucina che, prima di quel momento, potevo condividere solo come silenziosa ‘lettrice’. Ho desiderato un blog ‘essenziale’ che rispecchiasse il mio modo di essere senza, ovviamente, che nessuno mi aiutasse in questo… chi può sapere meglio di me ‘chi sono io’!Poi una volta ‘dentro’ ho desiderato di non essere un’ ‘accattona’: insomma delle volte ho la sensazione che si entri in contatto con gli altri solo per assicurarsi un commento o un po’ di ‘visibilità’ a dispetto dei contenuti (che a mio avviso sono quelli che dovrebbero fare la differenza, anche se purtroppo non è sempre così). Se in mezzo a tutti questi ‘prezzemolini’ che sono ovunque si può scegliere chi essere, bhè io sono quella che sceglie persone interessanti da seguire e con cui confrontarmi, il resto non serve. Al momento sono convinta che tendere ad una ‘credibilità’ è possibile solo investendo sul tempo, anche se da quello che ho capito per molti sono i ‘clik’ sul proprio sito una risposta al successo. Ecco a questo punto mi chiedo a cosa servirebbe un corso ad una come me… riuscirei a farmi ‘bocciare’ in un nano secondo!A presto laura

    • maricler scrive:

      Le tue motiviazioni sono le stesse che ci hanno portato ad aprire un blog nel 2006.
      La cosa più importante, è che sono le stesse che continuano a tenerlo aperto :)
      La tua scelta non è comune ma sono convinta che sia l’unica che possa sostenere la gestione di uno spazio sul web che richiede cura, costanza, impegno.

  9. …concordo con la maggior parte delle considerazioni già dette sopra, ma soprattutto, anche io ho pensato quando ho visto le pubblicità di questi corsi:
    1. come si possa pensare che in un pomeriggio si possa insegnare, e specularmente apprendere, tutto ciò che c’è bisogno di sapere su fotografia, SEO, social networks, etc…tutto ciò insomma che serve a far funzionare un minimo un blog. Non bastano anni….in un pomeriggio, nemmeno un bignami si riesce a leggere!
    2. chi può credere che con un corso ti possa svoltare la vita…
    Io ho aperto il blog per una passione personale, per voglia di apprendere, confrontarmi, mettermi in gioco…insomma, un pò il contrario concettualmente di fare un corso, di qualunque natura sia.
    Poi, ciascuno fa bene a seguire la sua strada: se funzionano evidentemente c’è un pubblico che ha interesse.
    Maricler, mi sono però persa la “polemica”…dove si è scatenata la bagarre?!

    • maricler scrive:

      Eh, invece evidentemente la domanda c’è.
      Però a questo punto spero che la persona che voglia seguire dei corsi per diventare foodblogger faccia una ricerca su internet e legga tutti i vostri commenti, e a quel punto o cambia idea o è parecchio testardo :)
      (Polemica: vedi post di Dissapore su Martinetti, roba di Twitter)

  10. Reb scrive:

    E’ una robetta a metà tra la legge di mercato (se c’è offerta, c’è domanda) e la selezione naturale (se sei disposta a pagare , mbè non importa nemmeno io stia qui a discettare del perchè e del ‘perquanto’ l’aria fritta tale rimanga), al pensiero ne sorrido e tiro oltre.

    • maricler scrive:

      Reb, you’re right, ma a proposito di selezione, gli esemplari siamo noi, prendiamo i potenziali discepoli e diciamogli “ma dai, seriamente vuoi diventare come me? Naaaaaaaaaaaa”
      XoXo

  11. io sono una che cercherebbe i corsi anche su come si beve un bicchier d’acqua, prima di tutto perché mi diverto a frequentarli – forse mi manca un po’ la scuola – secondo perché spero sempre che mi si aprano universi e mondi sconosciuti.

    Detto questo, io ho frequentato workshop e corsi, ma non per diventare foodblogger, quando per colmare alcune lacune che avevo (e che tutt’ora ho) e che ritenevo importanti: workshop di fotografia, sui Social Media, corso di pasticceria, corso di grafica, di inglese… in tutto questo c’era un oggetto specifico che veniva affrontato, e in alcuni casi ho pagato, e pure tanto.
    Adesso non vedo l’ora di frequentare il workshop di food writing a Londra, ad esempio!

    Quello che di questi corsi mi spaventa è il “come diventare” foodblogger, non come affinare quella tecnica o approfondire quell’aspetto.
    Mi pare che si mercifichi la passione, si voglia vendere un pacchetto chiavi in mano, e in questo sono d’accordo con tutti i precedenti commenti… visto che il foodblogging è ancora prevalentemente una passione, è come se ti dicessero: fai questo corso, ti insegno come si fa a tifare per la Juve… O.o’
    non so se ho fatto l’esempio giusto, ma quando io ho aperto il blog l’ho aperto per divertirmi, per fare una cosa che mi piacesse, dopo che per 3 anni avevo seguito il nuoto come fanclubbara.
    Tra un po’ arriveranno i corsi a fascicoli della DeAgostini, me lo sento…

    Ora concludo, però, dicendo che una volta che hai trovato la tua strada, chi sei, cosa vuoi raccontare, come lo vuoi raccontare, a chi e perché, ben vengano i corsi per aiutarti a farlo il meglio possibile, se ne senti l’esigenza. Ma questo dopo, non a priori, altrimenti verranno fuori tutti blog omologati, e si snaturerebbe la loro vera natura.
    ovvia, ho finito di scrivere… ‘notte a tutti!

    • maricler scrive:

      Jul’s, sicuramente non ti serve un corso per dire le cose in maniera chiara e pulita perché quello lo sai già fare :)
      Un giorno sarai nella case history di questi corsi ma si saranno persi che per diventare brava e in gamba avevi già tanto in partenza, compresa una meravigliosa testa che ti ha portato a cercare una formazione diversa, con della sostanza :)
      Promettimi che se una delle chiavi di ricerca del tuo blog diventereanno “Jul’s foodblogger famosa” tu cercherai quella persona e gli mostrerai che la via è un’altra :)

  12. Gran bel post, e siamo d’accordissimo con Anna di Cucina Precaria…si apre un blog perché si ha qualcosa da dire, una passione da condividere, tanta curiosità, indubbiamente anche un pizzico di narcisismo, ma “il foodblogger” ha ragione Anna, è una figura mitologica! Un po’ come la “rezdora” emiliano-romagnola, che si immagina perennemente con il matterello in mano a fare la sfoglia per decine di persone…sono quelle figure confortanti, che smanettano in cucina, che sono curiose di conoscere nuove ricette, che vagano per le fiere dei paesi, che vogliono raccontarti i ristorantini che hanno provato con critiche che Gordon Ramsey a confronto non è nessuno! Sono esserini buffi, come tutti raccontano, che fanno pasticci e che vogliono condividere il loro ricettario fotografandolo in piatti e luoghi di cui è meglio non sapere….forse qualcuno cerca la notorietà vendendo fumo, ma la maggior parte ha rispolverato la cucina come luogo di aggregazione, creandone una “virtuale” con il proprio blog. Noi abbiamo avuto la fortuna di conoscere il nostro gruppetto di “rezdore” con cui condividere la passione per il cibo e non solo, e siamo contente della crescente attenzione verso il mondo enogastronomico anche perché ha messo in luce pratiche come le conserve e affini homemade che si sono un po’ perse nel tempo. Detto questo siamo convinte che se le nostre nonne sapessero che il loro “mestiere” ora è considerato un lavoro andrebbero a suonare a Casa Parodi…

    • maricler scrive:

      Vale, chissà se questo aspetto verrà mai fuori da corsi. QUesto effetto collaterale per cui apri un blog e ti trovi in mezzo a una corrente umana chiaccherina e frizzante, o se ti insegnano solo a mirare al business. Peccato, ci si perde il meglio

  13. lagonzi scrive:

    grazie per la cit. del magazine.. dove ovviamente era ironica anche la mia visione nell’incasellare “una categoria” che non esiste che è meglio dire appassionati di food, web, foto etc.
    Concordo con un po’ di pensieri vari qui sopra da Juls, ad Anna e Ale.
    Come si dice sopra mi fa paura il “ti insegno a diventare..” se hai una passione non vedi l’ora di fare tutto subito, come quel blog bello che guardi spesso, e il bello è proprio cercarsi le cose in rete e provarci a mio avviso. Io così ho scoperto la mia passione per il social, ora partecipo a corsi per migliorarmi e affinarmi, ma non mollo il web! E’ qui che arriva tutto prima, basta saper cercare e guardare, e pure questo è essere un blogger, a mio avviso.

    • maricler scrive:

      Hai colto una questione importante, l’essere blogger prima di aprire un blog. Saper cercare, essere curiosi, recuperare informazioni e confrontarsi on line.
      Se hai questa attitudine, forse ti basta una googlata per farti passare la voglia di frequentare questi corsi :)

  14. Grimmo scrive:

    Pienamente d’accordo con te Maricler, da buon informatico alle tue domande aggiungerei: Prima di “diventare foodblogger” hai già avuto esperienza nel campo dei blog? Sai come aprirne uno? Sai caricare una foto, magari della dimensione corretta, su un sito? Hai una vaga idea di cosa sia un nome a dominio, della differenza tra server web e browser? Ce l’hai almeno un amico che ne capisce di internét che possa aiutarti? Perché potrai fare anche le migliori ricette e le migliori foto del mondo, ma se non sai “stare” online dubito che farai molta strada in rete.
    E ho qualche dubbio sul fatto che le risposte a queste domande verranno dai corsi in questione, magari però mi sbaglio..
    Dite che sono troppo talebano a pensare che una persona che non ha mai scritto due righe di html, non sa caricare e ridimensionare una foto o non è in grado di aprire un blog senza essere tenuto per mano, ecco, sarebbe meglio che studiasse un pochino prima di aprire il blog? :P

    • maricler scrive:

      Grimmo, sei un nerd :) Scherzi a parte, penso che gli strumenti informatici possano essere acquisiti durante il percorso da blogger, come dire. Prendi noi, che prima eravamo su dblog, poi siamo passati a wordpress, e di strada informatica ne abbiamo fatta parecchia.
      Seguire un corso focalizzato solo su quello ci sarebbe stato utile indubbiamente!

  15. Norma scrive:

    che ci fosse gente capace di vendere aria fritta lo sapevo già… ma questa, poi…
    sinceramente non conosco i “docenti” ma parlare di buona fede…!!

    • maricler scrive:

      Parlo di buona fede perché quelle persone io non le conosco, e non ho voglia di criticare e gettare opinioni negative così a pelle :)

      • Norma scrive:

        aprire un blog ormai è un’operazione a prova di stupido.
        aprire un foodblog significa avere delle competenze di:
        cucina
        fotografia , imparabili in corsi specifici (di cucina e di fotografia, non in quelli di cui stiamo parlando ora)
        scrittura, imparabile a scuola e per la quale nessuno pensa di fare un corso e, ahimé, si nota sempre più spesso

        + quel quid di comunicazione che dipende da come si è e non c’è corso o pianificazione a tavolino che tenga.
        Se chi organizza questi corsi a strapagamento sa ed è consapevole di queste piccole regole basilari, non può essere in buona fede.
        Scusa ma io sono un po’ più tranchant (anche come foodblogger^^)

  16. Glu.fri scrive:

    In queste offerte mitologiche leggo anche un risvolto di una crisi, non solo economica. Se avessimo un’economia florida con lavori veri, delle infrastrutture efficienti per la famiglia, dei lavori piú gratificanti , quanti crederebbero nella “professione foodblogger”?.
    A volte mi sembra che il “sono una foodblogger” sia una bella bugia che ci si racconta per nascondere una realtá durissima.
    Bello l’articolo cari cuochi sul tavolo.

    • maricler scrive:

      Carissima Simo!
      La crisi c’è, si tocca, e ognuno prova a reinventarsi in qualche modo. Magari qualcuno ce la fa, e gli auguro in bocca al lupo!

  17. Le persone sono sempre alla continua ricerca di lavori appaganti, se una persona ama cucinare perchè non far diventare la passione un lavoro? questo è legittimo, alla fine la speranza di tutti di fare una passione il proprio lavoro, peccato che nella vita vera sia un pò difficile vivere di quello che ci piace davvero fare, e la maggior parte della volte bisogna fare un lavoro perchè ti da uno stipendio sicuro a fine mese e non perchè è il tuo sogno nel cassetto da quando hai 3 mesi d’età!
    Chi offre questi “corsi” dovrebbe specificare che ti aiutano ad avviare un hobby (come se ce ne fosse bisogno) e non un lavoro, perchè il 99% delle persone che tengono un foodblog lo curano dopo 8/10 ore di lavoro giornaliero, e chi vive del blog, non si mantiene con i banner, ma si fa da fare ai fornelli.

    Purtroppo l’ingenuità e la cattiva informazione fanno capitolare i grandi sognatori a volte un pò ingenui [per la serie : ti piace vincere facile?] , ma di sicuro le uniche persone da condannare, sono quelle che cercano di fare i soldi alimentando le false speranze di chi crede ancora che per diventare qualcuno o qualcosa, bastano 4 o 10 ore di corso pomeridiano a 39 euro °-°

    • maricler scrive:

      Grazie del commento Vale: mi hanno scritto delle persone in pvt su facebook, ringraziando me per il post e voi per i commenti, perché si stanno chiarendo le idee su cosa fare :)

      • é proprio durante i momenti di crisi economica che le truffe sono più comuni, perchè le persone spinte dal bisogno e la ricerca di scorciatoie per un guadagno facile cadono nei tranelli, questo vale in generale, ovviamente. bacio V.

  18. Che si tratti di un argomento o di un altro forse valgono le stesse considerazioni… soprrattutto concordo sul fatto che “il foodblogger non esiste”! Non sono un foodblogger, non sono un trevelblogger, non sono un blogger ma ho un blog che parla delle mie passioni e della mia vita, un modo per condividerlo…

    Complimenti, un post intelligente davvero!

  19. Veru scrive:

    Ne scrivo da anni, ho scritto anche un e-book su questa cosa e la risposta che mi sono data è sempre la stessa: la gente vuole sfondare in qualunque modo e se vede quella che viene da Internet e che ora sta in televisione pensa di poter fare la stessa cosa e paga per farlo.

    E mi spiace dirlo ma tutto questo nasce anche perché molte di quelle persone che si definiscono “foodblogger” sono troppo piene di sè da prendersi talmente tanto sul serio da far credere che davvero si possa imparare un mestiere che mestiere non è.

    Mi fanno ridere anche i corsi “online” che non ti chiedono una lira onestamente perché sempre frutto di scelte accurate attira-utenti/marketing oriented sono anche se mascherate da azioni “umanitarie”.

    • maricler scrive:

      Ciao Veru, come già detto su Twitter, non amo generalizzare. Soprattutto, il focus non è sui foodblogger, ma sul foodblgger come professione e su chi pensa che sia possibile insegnare a diventarlo ;)

      • Veru scrive:

        Anche il mio focus era su quello ma da un’altra prospettiva.

        Vale la stessa regola: il foodblogging diventa professione nel momento in cui c’è gente che si professa foodblogger di professione o fa credere di avere qualcosa da insegnare agli altri.

        La domanda in questo caso regola l’offerta che a sua volta crea domanda e tutto questo anche se è abominevole (ma è abominevole sia che lo si faccia a pagamento che gratuitamente, almeno per me) è determinato dal fatto che il successo e la voglia di sfondare regolano il mondo, c’è da farsene una ragione e vedere un pochino oltre l’apparenza!

  20. emidio mansi scrive:

    sai che non sono daccordo? non trovo ci sia niente di ingannatorio, sicuramente sono ci sono soluzioni piu’ semplici e gia’ disponibili volendolo fare da soli, ma di spese superflue ce ne sono tante e questa non mi sembra peggio delle altre. faccio sempre un pensiero simile sui corsi di calcetto per bambini (ce ne sono milioni), quando ero piccolo prendevi il pallone e andavi a giocare, fare un corso che senso ha??? tanto calciatori non diventeranno e possono semplicemente prendere il pallone e giocare. e’ lo stesso concetto…

    • maricler scrive:

      Ciao Emidio, ok, però leggi ad esempio il commento di Jul’s qui sotto. Ci sono corsi utilissimi, che approfondiscono degli aspetti del foodblogging e che possono effettivamente indirizzare a una professione. Questo però una volta che si hanno le basi e una buona passione di partenza.

      • emidio mansi scrive:

        Da brava nerd dovresti inserire l’opzione di commentare contemporaneamente su fb e qui, in modo da non ripetere i post :-) magari al corso per foodblogging spiegano come si fa! :-)
        scherzi a parte, ti ripeto la risposta: non ho detto che sono utili, ho detto che sono superflui, ma non sono ne’ insensati ne’ ingannatori, dato che ci sono persone che partecipano ed evidentemente ne sono soddisfatti.

  21. Il corso di Groupalia me l’ero perso! Io sono davvero l’ultima arrivata nel mondo dei food blogger, ma posso garantire che la blogosfera è pronta ad aiutarti, qualunque tipo di problema tu abbia. Quindi i corsi sono inutili, ci sono i gruppi di facebook nel caso :)

  22. Vera scrive:

    Secondo me non ha nessun senso fare un corso per foodblogger, se hai la passione, ti metti lì e piano piano impari da sola ciò di cui hai bisogno. Riprendendo il commento di Jul’s, se questa è la tua passione e lo fai per arricchire te stesso, seguire qualche corso di fotografia, cucina, può solo aiutarti a migliorare le tue capacità. Io per prima, e purtroppo nella mia città non li trovo, pagherei per imparare a fotografare davvero e per un corso di pasticceria con i fiocchi. Ma nessuno può insegnarti ad essere un Foodblog, sempre che questo termine abbia davvero senso, ma questa di certo non è una professione.Qualcuno è riuscito a fare di una passione un lavoro o ci sta mettendo tutto l’impegno per farlo diventare, ma sono solo alcuni e la regola non vale per tutti.
    Anche questa moda prima o poi passerà e alla fine rimarranno solo quelli con una vera passione, la rete è già zeppa di blog di cucina abbandonati.

  23. Morena scrive:

    ho un blog da 4 anni aperto per passione. con il tempo ho migliorato le mie foto, ho imparato molte cose, ho studiato per conto mio non potendo frequentare corsi..poi alcune collaborazioni sono arrivate da sole. se si pensa che aprire un blog voglia dire viverci si sbaglia di grosso! Ci vuole fortuna e molta e magari anche quella forma di “bucare il monitor” non so se mi spiego..cioè risultare piacevoli a chi ti legge e pubblicare cose interessanti..di sicuro non si impara da un corso, si perde la propria personalita e spontaneità. e poi tutti quei soldi per cosa?? no decisamente. Corsi che farei io sarebbero di foodphoto, di cucina e pasticceria e di Webmaster. Cioè per cercare di capirci di più su come migliorare tecnicamente il blog..poi la passione fa da sè!
    Morena

  24. Annamaria scrive:

    Grazie per la citazione Maricler e, ormai lo sai, concordo in pieno con il tuo pensiero sulla non necessità di aderire ad un corso a pagamento per foodblogger.
    In tutta onestà ho creato quel sito-blog-progetto di impulso. Il fatto è che, come appassionata, mi sono sentita leggermente presa per i fondelli dalla promessa di imparare tutto lo scibile sul mondo dei blog in un’unica appassionante seduta al modico prezzo di 39euro o simili.
    Negli USA la comunità dei foodblogger ha un paio di siti di riferimento dove raccogliere idee, scambiarsi informazioni o altro dai tutorial di fotografia a quelli su come scrivere una ricetta. Qui non mi sembra ci sia una cosa del genere e mi dispiace. Per quanto ne so c’è un gruppo privato su FB che tratta di collaborazioni e un altro, sempre su FB, che tratta di copyright. Ma se io non sono in quei gruppi, non conosco nessuno e non so come installare una nuova template a chi mi rivolgo? Io, ad es, scambio consigli sui libri di fotografia con un’altra blogger ma molte nemmeno sanno della loro esistenza. Più di una volta delle amiche e delle lettrici mi hanno chiesto come si fa “materialmente” ad aprire un blog, come comportarsi con il copyright delle foto e cose simili perché non sanno proprio da dove iniziare. Per quello ho pensato ad un blog che insegni passo-passo cosa fare. Però c’é bisogno di più menti e più mani per un progetto simile perché io, da sola, non sono in grado di insegnare molto e non lo dico per falsa modestia né lo faccio perché me ne rientra qualcosa in visibilità.
    Su Wanna be a foodblogger (e tengo a precisare l’ironia del titolo) non ci sono riferimenti al mio altro blog né ne ho parlato di là facendomi promozione. Se avessi voluto aumentare le visite avrei aperto una nuova sezione o rubrica sul blog già avviato. Sarò un caso patologico di crocerossina telematica o di narcisista repressa. Non lo so :)
    Colgo l’occasione per fare un appello a quanti vogliono dare una mano al mio folle progetto: se volete condividere le vostre conoscenze in materia di fotografia, scrittura, libri-siti consigliati per un blogging più sereno siete i bene accetti.

    P.s. per chi volesse dare un’occhiata i siti per foodblogger di cui parlavo:

    http://foodblogalliance.com/

    http://foodblogforum.com/

    http://www.foodbloggerconnect.com/

    Tutti gratuiti.

  25. Pingback: Il dramma esistenziale di un foodblogger | Opensociety

  26. Gunga Dunga scrive:

    Oh beh: son vissuto abbastanza [e mi sono occupato abbastanza tanto di formazione] per aver visto corsi estemporanei apparire a grappoli ogni volta che una figura-obiettivo diventava abbastanza visibile per costruirci intorno un mito appetibile: i programmatori assembler negli anni 70 [, presentati in come una casta di sacerdoti in camice bianco, i bartender negli anni 90, acrobaticamente brillanti e soprattutto sicuramente amatissimi dalle donne. Anche le migliori società di formazione devono fare i conti con i trend e devono cercare di intercettare una domanda nascente: la differnza rispetto alle peggiori è nella qualità della formazione offerta.
    Che poi ci siano technicality [ICT, fotografia digitale, writing sono le prime che mi vengono in mente] che possono essere acquisite meglio mediante un percorso strutturato – un corso – mi par certo; l’autoformazione è una alternativa, ma di solito non è la migliore per chi parte da zero e deve sviluppare competenze eterogenee ed interdipendenti. Un buon corso – anche online – preorganizza le informazioni e semplifica le prime fasi di una disciplina non conosciuta, il self-training è la risorsa successiva.
    Concordo nel fatto che fa un po’ sorridere l’identificazione di una figura [professionale?] nel #foodblogger, un po’ come l’ #idraulico e il #dentista. Vediamo il positivo: significa che l’immaginario collettivo riconosce questo ruolo e gli attribuisce un significato condiviso [positivo, accattivante - peraltro] ; cioè che da qualche parte, nel dizionario immateriale della lingua comune, e non solo di quella degli specialisti, c’è una voce “foodblogger” [secondo me sotto la F, azzardo] ed una definizione, magari imprecisa e migliorabile.

    Disclaimer: NON campo faccendo corsi per foodblogger ;)

  27. Martina scrive:

    Ogn volta che leggo un post come questo mi meraviglio di come faccia ad avere un foodblog da due anni abbondanti e perdermi sempre dei particolari salienti e su cui si sviluppano discussioni interessanti…Non sapevo ad esempio di questi corsi, ma ora che ho letto il tuo post posso dire di essere più che pienamente d’accordo con te e con molti dei commenti sopra. Il problema è che quando un fenomeno diventa di massa (e ormai ci sono talmente tanti foodblog in rete che penso si possa dire che è diventato quasi un fenomeno di massa) spunta sempre qualcuno che pensa alla genialata su come specularci..Ora, senza mettere in dubbio le capacità comunicative di Chiara Maci, questa operazione mi sa un po’ di trovata furba per guadagnare molto su una cosa che non esiste…Come appunto dicevi la passione non si insegna e se alla base non c’è la creatività, la capacità di comunicare, la voglia di condividere e l’impegno, non ci sono corsi che tengano… Ennesimo caso di fuffa insomma…E comunque, non per infierire ancora, ma se proprio uno vuole fare un corso del genere non può accontentarsi di una cifra più umana? Io a volte mi stupisco proprio della natura umana…Con la difficoltà che si ha a guadagnare dei soldi oggigiorno, con quello che costa la vita, come si fa a spendere 290€ per un corso che obiettivamente non ti dà nessuno strumento (o quantomeno nessuno strumento che non possa essere reperito sul web a costo 0)? Grazie del post interessante comuqnue e adesso mi faccio un giro nel tuo blog .

  28. Pingback: Io non sono una food blogger | conviviare

  29. Lupo scrive:

    Mah, sinceramente sono molto, ma molto perplesso!
    Non vorrei offendere nessuno, e spero di non sortire questo effetto, ma la superficialità che ho letto in quasi tutti i commenti mi lascia a dir poco basito!
    Prima di tutto, se non sbaglio, nessuno dei commentatori ha detto di aver frequentato uno dei suddetti corsi, nè di aver conosciuto qualcuno che li ha frequentati, nè di aver letto i programmi dei corsi , nè di aver parlato con i docenti o gli organizzatori; unica nota a loro sfavore resta il fatto che non avrebbero risposto alle mail.
    E allora, signori, sulla base di CHE COSA state parlando? Sapete quello che state dicendo? Si direbbe proprio di no!
    Io, purtroppo, ho la brutta abitudine di INFORMARMI, prima di parlare di un argomento (perchè, ahimè, non mi piace fare figuracce, che caratteraccio), e se non so taccio, o quanto meno esprimo il mio pensiero con MOLTA prudenza e specificando che le mie sono pure e semplici ipotesi ed impressioni “epidermiche”, e come tali vanno considerate.
    Ora, visto che anch’ io non conosco questi corsi, non farò alcuna valutazione in merito (perchè, ripeto, quando NON SO una cosa io TACCIO), ma mi limiterò a fare qualche piccola considerazione personale sul’ argomento in genere (di cui so qualcosina).
    Aprire (e poi gestire) un blog comprende moltissime sfaccettature, che non possono essere elencate per intero qui ed ora: per esempio la veste grafica, il template, i contenuti, tutte voci che si suddividono in sottocategorie: elaborazione d’ immagini, stile ed accuratezza dei contenuti, gestione degli menu, possibilità o meno di inserire commenti, eccetera.
    Quindi, la materia è piuttosto vasta, NON E’ VERO che basta la passione, per gestire efficacemente un blog, per fare le cose fatte veramente bene occorre molto, ma molto di più: sarebbe come dire che, se oggi ho preso la patente, domani posso andare a gareggiare nella formula 1. Eh no!
    Va da sè che ci sono già moltissimi modelli già pronti e facilmente personalizzabili, e chi vuole fare una cosa semplice ed amatoriale senza dover impiegare troppo tempo ed impegno, e non dando troppa importanza allo stile dei contenuti, ma semplicemente esprimendosi come sa fare, senza competenze di copywriting… beh, può farlo senza problemi! Non sarà un blog professionale, ma è una scelta soggettiva che rispetto in pieno.
    Però, ripeto, la materia è molto vasta, e di corsi se ne potrebbero fare tanti.
    Io non so che cosa insegnino in quei corsi, ma, mi ripeto ancora una volta, non mi sognerò mai di definirli “truffe”, “speculazioni”, “perdite di tempo” (e chi più ne ha, più ne metta) senza sapere di che cosa sto parlando.
    E’ pacifico che in una giornata non si può imparare tutto quello che c’ è da sapere, ma questo vale per QUALSIASI materia, non solo questa, e chi ha un minino di buon senso lo capisce perfettamente (chi non lo capisce, problema suo, un proverbio dice che Dio non ha chiesto a nessuno di essere stupido).
    E allora che cosa significa, che qualsiasi corso che duri una giornata è una truffa? O piuttosto che questo tipo di corsi è volto a are un’ infarinatura generica su un dato argomento, e non ha certo la pretesa di insegnare tutto lo scibile in proposito, in così poco tempo?
    Non solo: è altrettanto pacifico che in rete si trova gratuitamente qualsiasi informazione che viene venduta, su qualsiasi argomento, ma esiste una risorsa ancora più preziosa dei soldi, si chiama tempo, ed è questa a dare valore e senso di esistere a libri e corsi a pagamento!
    Io personalmente non pagherei centinaia di euro per un corso come questo (e se è per questo non mi comprerei mai abiti firmati, o auto lussuose, se potessi permettermeli, a mio avviso sarebbero soldi sprecati; ma rispetto, anche se non condivido, chi ha i soldi e lo fa).
    Però, 39 euro, perchè no? In fondo è poco di più di quello che spendo due volte per andare a mangiare fuori, non mi sembra una cifra esorbitante e mi permette di fare un’ esperienza diversa che oltretutto potrebbe insegnarmi qualcosa che non so (perchè di imparare non si finisce mai e nessuno, tranne Dio, è omniscente; oltretutto, io sono sempre avido di conoscenza, sugli argomenti che mi interessano).
    E ancora: il food blogger non è una professione? Ah no? Ne siete sicuri? Ancora una volta siete disinformati! Certo, non DEVE essere una professione per forza di cose, ma PUO’ diventarlo, se si è abili abbastanza.
    Conosco diverse persone che vivono facendo di professione i blogger. Ne volete un esempio? Andate su http://www.giallozafferano.it, che è cominciato come un blog ed è diventato una comunità. Perchè un blog, se gestito bene, può aprire molti sbocchi, come l’ esempio appena citato, che dà lavoro non ad una, ma a diverse persone!
    Volete un esempio su come si può guadagnare da un blog? La pubblicità è uno dei mezzi (non l’ unico) che permette di farlo. Quanto si può guadagnare? Dipende dall’ abilità del blogger (sapete quanto guadagna Beppe Grillo dal suo blog?), più visite ci sono, più la pubblicità rende. E, ribadisco, la pubblicità non è l’ unico modo di guadagnare, con un blog.
    Quindi, come vedete, prima di parlare di un argomento, e soprattutto prima di esprimere giudizi e valutazioni, bisogna informarsi bene, anche se ormai sembra passato di moda, soprattutto nel nostro Paese, ahimè!
    Anzi, mi viene in mente una battuta (per lo meno, spero che lo sia, anche se terribilmente realistica!):

    Ecco la differenza tra i vari popoli.
    Quando un tedesco non sa una cosa, la impara.
    Quando un americano non sa una cosa, paga per saperla.
    Quando un inglese non sa una cosa, ci scommette sopra.
    Quando un francese non sa una cosa, fa finta di saperla.
    Quando uno spagnolo non sa una cosa, chiede che gli sia spiegata.
    Quando un greco non sa una cosa, ti sfida a chi ha ragione.
    Quando un irlandese non sa una cosa, ci beve sopra.
    Quando uno svizzero non sa una cosa, ci studia sopra.
    Quando un italiano non sa una cosa, la insegna.

    Buona giornata (o serata) a tutti :-)

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