Dire e dirsi foodblogger: puntualizziamo l’articolo su Leggo

 


Ehi, ma siamo su Leggo! Ehi, mica malvagia l’idea dei racconti gastronomici!

Ma già che ci siamo, puntualizziamo. In effetti Mariachiara (<= grafia corretta, tutto attaccato) non ha detto che “nel web non c’è più spazio eccetera”. Ma la chiacchierata è stata telefonica, si trattava di illustrare a Gigi Padovani che cos’è un foodblog, come nasce, a cosa serve, come fa rete con gli altri foodblog e come si comporta con gli appassionati che lo seguono. Un po’ per le tematiche, un po’ per la chiacchiera. Si è partiti dalle basi più elementari fino alle massime speculazioni in fatto di foodblogging. Forse qualche sfumatura può essere sfuggita a Gigi Padovani, di certo potevamo spiegarci meglio.

È andata così, però noi dobbiamo essere più bravi. Noi blogger intendo, dobbiamo essere più bravi a acquistare personalità, dobbiamo essere abbastanza definiti nei mille colori e nelle mille forme che ci offre la rete, da non trarre in inganno. Se anche una persona colta e informata sull’argomento come Gigi Padovani confonde GialloZafferano con un blog, il problema è nostro, di noi blog. E vabbe’, già che ce l’avevamo al telefono potevamo essere più chiari, però dovrebbe essere lampante la nostra fisionomia, il nostro ruolo, le nostre possibilità di blogger nella rete.
Il progetto di GialloZafferano, per dire, può essere la porta da cui l’appassionato entra nel magico mondo del piacere della cucina. Una base potente da cui magari cercare altro, e trovare per esempio il Cavoletto. Il Cavoletto, e gli altri blogger trovati nei commenti, possono essere l’ispirazione per aprire il proprio blogghettino su blogspot, per poi compiere chissà il grande salto verso un blog con dominio proprio, aggiornato con regolarità e con un’idea personale da coltivare. Per chi persegua tanto desiderio, può arrivare la creazione di una piattaforma giornalistica o quasi. Gazzetta Gastronomica, Gastronomia Mediterranea, Dissapore, e sta arrivando Il cucchiaio d’Argento che non sappiamo come sarà ma ci sarà Caffarri, e quindi un blogger certificato. Le possibilità sono tante. Fotografia, cucina, informazione, comunicazione. Le professionalità da sviluppare sono appena agli inizi, e restringere una crescita professionale dei blogger nel solo modello di GialloZafferano è una miopia di cui siamo colpevoli noi. Noi, noi blogger.

Ma voi come fate a spiegare cosa siete? Diciamo che mettete ricette, ma non è solo quello. Andate a discutere di quelle ricette negli altri blog, litigate sul tiramisù, vi incaponite contro quel frullatore che non funziona bene come quell’altro. Crescete e fate crescere, condividete. Informate, commentate. Fate conoscere come si fanno le foto fuori dall’Italia. Promuovete belle iniziative, e vi promuovete come cuochi a domicilio, consulenti, piccoli catering. Fate rimbalzare il vostro blog su Facebook, Twitter. Che bello, e poi, appena arriva uno che non fa parte del nostro club, non capisce, approssima, non vede le potenzialità e la portata. Dobbiamo essere più bravi a spiegare queste cose, è il compito del buon foodblogger per il 2012, che ormai siamo a marzo ma non è troppo tardi.

 

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11 risposte a Dire e dirsi foodblogger: puntualizziamo l’articolo su Leggo

  1. Gigi Padovani scrive:

    Gentile foodblogger Mariachiaratuttoattaccato, leggo ora il Suo dotto commento sul Suo blog. E ne ricavo una sconsolata e desolante constatazione: noi giornali di carta, sia pure in edicola da circa duecento anni, siamo degli incompresi. Infatti sul mio articolo, gentile Mariachiaratuttoattaccato, c’è infatti scritto che “Giallo Zafferano” è un “portale web” (carta canta). E nell’elenco dei blog della scheda non è stato inserito “Giallo Zafferano”, appunto. Forse sono un po’ antico, ma so la differenza tra un blog e un network. Quanto alla sintesi giornalistica della lunga conversazione al telefono, purtroppo devo precisare che la carta stampata ha degli spazi incomprimibili, trenta righe trenta, e quindi si deve sintetizzare a scapito della precisione millimetrica. Mi succedeva a volte quando intervistavo i politici, ma in genere le loro smentite erano in mala fede. Ritengo che quella di Mariachiaratuttoaccattaco sia invece frutto di una nostra incapacità di giornalisti di carta a farci capire. Però può stare tranquilla, ogni quotidiano il giorno dopo diventa un foglio per avvolgerci il pesce. Con stima, forse non ricambiata. Gigi Padovani

  2. Gigi Padovani scrive:

    Dimenticavo. Mariachiaratuttoattaccato scrive che qualcuno – immagino il sottoscritto – “non vede le potenzialità e la portata” del web sulla cucina. Mi sembra che sia esattamente il contrario, se un quotidiano con due milioni di lettori ha deciso di dedicare due pagine a questo fenomeno. Buon lavoro. G. Pa.

  3. Fabrizio scrive:

    Caro Padovani, nell’articolo ha messo insieme le prime blogger e poi l’exploit di GialloZafferano. Come scriviamo lassopra, è colpa nostra se chi magari non vive internet e la gastronomia con l’intensità di noi foodblogger, non distingue le due cose con la forza adeguata. In quel pezzo diciamo che ha appena fatto una tarte-tatin all’anguria, dicendo che è anguria e non mele, ma sempre frutta è. Per noi foodblogger ha importanza distinguere le due cose, e i suoi ospiti gliene saranno grati, quando vorrà servirgli una tarte-tatin.

    “Ormai il web è troppo affollato per mergere” è in effetti un’approssimazione non millimetrica. Le faccio un esempio: il mio amico di Mantova, appena conosciuto, lo collocavo approssimando a Matera, ché inizia uguale. Non è che era felice, ma la stima reciproca non è mai mancata ;-)

    Il pezzo comunque è un affaccio sul mondo dei foodblogger, e ce ne fossero. A prescindere dai due milioni di lettori, che i lettori non si contano, si pesano (cit.), e i suoi lettori a noi piacciono tutti anche fossero venticinque (cit.). E’ stato lo spunto per parlare ancora di noi blogger, e prenderci le misure. Il Mariachiaratuttoattaccato è una battuta, non ce la siamo nemmeno presa perché ha dato a Maricler, salernitana, della milanese :-(

  4. daniela scrive:

    Vi posso raccontare – brevemente – la mia storia? Qualche anno fa mi accorgo che esistono i foodblog – ogni tanto ne leggo, qualcuno mi piace altri meno. Poi un giorno mi son detta “perchè no?” e ho aperto il mio blogghettino su blogger. Speravo in una maggiore condivisione di fatti nostri con amici lontani (amici veri, non virtuali) , ma scopro che comunque mi diverto, conosco persone che mi interessano, prodotti che mi interessano, ristoranti che mi interessano.
    Ecco, il blog, per me è questo: DIVERTIMENTO. Non voglio diventare un autorevole punto di riferimento, non ne avrei tempo nè capacità. Non mi piace sgomitare per esserci anche se vedo che usa. Tutto qui. Il compito del bravo foodblogger può essere anche questo?

    • maricler scrive:

      Secondo me sì. Daniela, ma è anche vero che molti blog come il tuo fanno la differenza per la diffusione di una buona alimentazione, per la scoperta di abbinamenti inusuali, per il passaparola sulla stagionalità: ci si diverte a farlo, ma il blog è un ottimo mezzo per fare informazione gastronomica. Non è un fatto di sgomitare, ma di trattare con coscienza e autorevolezza interiore – passami il termine – il mezzo blog, e penso questa possa essere una buona chiave per far riconoscere questa autorevolezza anche all’esterno. Senza porsi in cattedra o come faro, eh, ma ammettendo che anche divertendoci e proprio grazie al divertimento abbiamo col tempo acquisito una serie di informazioni la cui condivisione è preziosa per noi e per chi ci legge :)

      • daniela scrive:

        mmm.. messa così me la compro. d’altronde i miei amici mi hanno sempre chiamato “la maestrina sabauda”, se posso insegnare qualcosa sono nel mio elemento! ;-)

  5. Gigi Padovani scrive:

    Scriveva Piero Camporesi su “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” di Pellegrino Artusi: “Ha fatto per l’unificazione nazionale più di quanto non siano riusciti a fare i ‘Promessi Sposi’. Ciò si capisce anche perché non tutti leggono, mentre tutti, al contrario, mangiano”. Lo cito perché nel mio pezzo i blog e il portale, ripeto, non sono confusi. Il suo paragone, gentile Maurizio, cioè “Mantova per Matera” e “mela per anguria”, è offensivo della mia professionalità ma soprattutto della Sua voglia di leggere un articolo, purtroppo, senza fermarsi al titolo. E circa “l’intensità” di vivere la gastronomia, per chi come me se ne occupa da dieci anni e trent’anni fa era direttore di una rivista di vino quando nessuno ne scriveva, il voler insinuare da parte sua che la mia “intentisità” non sia almeno pari alla vostra, mi reca un senso di smarrimento circa la mia capacità di esprimermi con la parola scritta, in una sintesi di 30 righe. E’ la stessa cosa di cui sopra: certamente il mio pezzo non era chiaro abbastanza. Ma io volevo soltanto scrivere che partendo da ricette sul web – perché di questo si tratta, che poi la “forma” del media sia diversa, come scriveva McLuhan, è fondamentale, certo, ma sempre internet è – si possa avere un successo “economico” e “lavorativo” mi pareva un modo per dare atto al mondo dei/delle foodblogger che ci mettete talento, passione, voglia. Con la constatazione che i più bravi possono emergere. Buon lavoro. Good luck e good night. G. Pa.

    • maricler scrive:

      Gigi, forse al telefono non te l’ho detto, ma siamo burloni e leggeri, e “mela per anguria” era un modo per esemplificare il fatto che se in un articolo si inseriscono tot argomenti, il nesso fra quegli argomenti è molto diverso per noi che siamo addentro al mondo della gastronomia lato web e tu che lo conosci da giornalista. Sull’intensità di chi fa gastronomia, ogni piccola porzione del web presenta e vive la gastronomia in maniera diversa, e più che dire che l’intensità mancata è la tua, intendevamo che non è stato posto un accento abbastanza forte sulle differenti intensità tra blog, network, portali, che sono cose ben diverse da diversi punti di vista.
      Le conclusioni invece sono le stesse, quindi siamo ben felici :)

  6. Reb scrive:

    Da tempo, non leggo più in stampato, perdita di tempo che- seppur frettolosa- tale rimaneva.
    E sorrido all’idea- naive- che si possa fare informazione gastronomica, ‘chè l’educazione nemmeno mi balena la mente. Non in Italia, suvvia.
    In Italia si rimane in perenne corsa, ricerca ed affanno di un qualcosa che tutto deve essere fuorchè cultura: son pochini i blog ragionati e ragionevoli, in massima parte rimangono immagini patinate e potenzialmente monetizzabili, e per la restante parte presenze di gettone per guadagnarsi posto in prima fila all’ultimo evento organizzato in location di grido.
    E, a volte, quel grido si fatica decisamente a trattenerlo.

  7. radicchio scrive:

    Dirò la mia, sintetizzando qui le mie impressioni dopo aver letto anche il pezzo di Lostinkitchen.
    Io sono nata prima come autore e poi, anche per dar luce ai libri che pubblico qui in Francia, ho aperto un blog. Ci metto quel che mi piace, parlo di quel che mi va che sia cibo, mostre fotografiche o musica. Perché sono tutte cose che li rappresentano e che fanno parte della mia vita.
    Le generalizzazioni sono per carità sempre deleterie, ma credo possano venire spontanee alla lettura di certi battibecchi nati da gelosie e rancori.
    Proprio l’altro giorno, assistendo a uno dei tanto in un blog superconosciuto, mi sono detta che noi donne veramente sappiamo dare il peggio di noi in questi frangenti.
    Sono perfettamente cosciente che è impopolare quanto vado dicendo, ma tant’è.
    Dalle “leccatine” quotidiane che si leggono in tanti blog da persone che il post non l’hanno nemmeno letto, alle polemiche perché tanto-su-sei-conosciuta-ma-scopiazzi-le-ricette-cambiando-solo-un-ingrediente, (per non parlare delle polemiche sulla margarina, alla sgomitate per essere prime a farsi notare ad una fiera e quant’altro, ci sta solo un passo.
    E ti dirò di più: credo che per una persona come te o come Kya, ce ne siano cento come quelle sopra descritte.
    Esattamente come nella vita di tutti i giorni, comunque. I blog, il net, la rete sono rappresentativi di quel che c’è là fuori.
    Allora io non trovo nulla di strano in queste “generalizzazioni”, alla luce del clima che spesso respiro in molti blog.
    Ed è la ragione per la quale, da tempi non sospetti ho rinunciato a “far rete”, come si suol dire ma intervengo solo se mi va e se quanto ho letto e/o visto mi piace.
    Sono andata un po’ off topic rispetto al tuo post, magari era meglio se queste impressioni le scrivevo in Lostinkitchen…

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