Quante storie per un hamburger: intervista a Matteo Ruisi

Ho conosciuto Matteo sul blog del Cavoletto, quando Sigrid ha pubblicato l’Amatriciano ispirato dal libro che Matteo ha scritto, Quante storie per un hamburger: il libro per ora è autoprodotto ed è in cerca di un editore. Noi siamo convinti che sarà un libro bellissimo, a pelle e anche per quello che abbiamo visto quando abbiamo contattato Matteo per un’intervista. Un feeling immediato, e simpatia come se non ci fosse un domani: se non bastano le nostre parole per convincere gli editori a pubblicarlo e voi a comprarlo, ecco a voi l’intervista a Matteo Ruisi

Chi si nasconde dietro Quante storie per un hamburger?

Mi chiamo Matteo, di professione art director pubblicitario e aspirante cuoco, scrittore, chitarrista e milionario. Davvero, vorrei diventare milionario ma non so proprio come si faccia. Ho provato col metodo del risparmio ma sono arrivato si e no a 20 euro, che ho speso per aprire un libretto di risparmio. Guarda, se solo avessi un euro per ogni volta che mi hanno detto: “Ricordati di me quando sarai ricco e famoso.”, sarei ricco e famoso, invece no. Allora ho provato anche con la pubblicità. Lo dicono tutti… la pubblicità è l’anima del commercio! Eh già. Peccato che dev’essere la stessa anima che c’è nell’aglio: indigesta e da togliere di mezzo. Quindi niente quattrini. Eh no, non è un bel periodo per diventare ricchi. Forse quando avrò cinquant’anni sarò ricco e famoso, magari per un errore anagrafico: un versamento che doveva andare a Matteo Ruiki arriva a me, ma dubito che possa accadere. Vabbè, forse avrei dovuto fare l’idraulico.

Un libro sull’hamburger: come è arrivata l’idea?

Quante storie per un hamburger nasce nel 2010 ma non si chiamava così, non era un libro di ricette né di racconti. Era solo un’idea: l’idea di fare qualcosa, di produrre. Il più grande difetto che ho sempre avuto è stato quello di non dare un senso a tutte le idee che mi passano per la testa. Le lascio lì, a guardarmi come un gatto che aspetta il cibo. Con le mie ricette è stato più facile, le conoscevo a memoria e trascriverle non mi sembrava un cattiva idea; poi ho capito che valeva la pena mettere nero su bianco tutto quanto, sia la cucina sia i racconti umoristici. Così iniziai a miscelare le mie passioni, trascrivendo tutte le mie ricette e legando a ognuna di esse un racconto, nuovo oppure recuperato dagli angoli bui di un hard disk.

Qual è lo stile in cui hai scritto il libro?

Ogni racconto è caratterizzato dal mio umorismo demenziale, ispirato da Simpson, Griffin, South Park, Little Britain, Monty Python, Stefano Benni, Woody Allen, Douglas Adams, Claudio Bisio, Joe Lansdale e Silvio Berlusconi.

Domanda da monomaniaci del cibo: perché l’hamburger?
Quello che amo dell’hamburger è che è simile al Lego: puoi costruirlo in un milione di modi, anche rivisitando ricette regionali o piatti popolari. Malgrado ciò il libro, originariamente, comprendeva varie ricette più o meno creative e avevo incluso solo tre hamburger. Continuando a sperimentare mi resi conto che il famoso panino aveva un vantaggio notevole rispetto alla cucina classica: gli amici erano entusiasti di venire a mangiare a casa mia e non erano più spaventati all’idea di dover mangiare cose nuove al loro palato, col solo scopo di farmi piacere. L’hamburger, nella loro testa, era familiare. Mica come i ravioli rosa ripieni di giallo su verde. Si potrebbe far mangiare di tutto, se mascherato tra due fette di pane col sesamo.

Parlaci delle ricette del libro!

Il libro contiene 10 ricette per hamburger legate ognuna ad un racconto, 2 preparati di spezie e 5 ricette demenziali. Sono nate tutte da una maniacale ricerca di informazioni in rete e su pubblicazioni d’oltreoceano, da cui ho tratto le idee per le salse e le composizioni. Tradurre i libri americani è stata un’impresa. Ho dovuto imparare il vocabolario culinario, già complesso in italiano, anche in inglese. Ora però ho dimenticato tutto, non chiedetemi come si dice “Cavolo” in inglese, potrei rispondere “Damn!”. Sono anche riuscito a recuperare un documento in cui sono trascritte tutte le ricette dei panini e delle salse di McDonald’s, rivisitandole a modo mio e con ingredienti freschi.

Dove hai mangiato il miglior hamburger della tua vita?

Dire “a casa mia” è troppo presuntuoso, disonesto, sciocco e arrogante. Direi piuttosto “a casa di Matteo Ruisi”. La terza persona ha un’accezione meno negativa, è come insultarsi ma dandosi del Lei. Il secondo in classifica l’ho mangiato all’Osteria al 9, Milano. Senza pane nè salse, solo la polpetta di carne. La qualità della carne e la cottura erano davvero eccellenti, la polpetta da sola valeva quanto il miglior hamburger. Mi sembra di ricordare che fosse carne piemontese. Come contorno c’erano delle patate fritte, ovviamente da fresche, tagliate a gaufrette e condite con sale e rosmarino. Semplice ma ottimo, davvero.

Esiste il prototipo dell’hamburgeraio doc?

Sicuramente è alto, biondo, con gli occhi azzurri e sa muovere le orecchie. Se dovessi mai aprire un’hamburgeria vorrei che fosse a chilometro zero (tipo sotto casa mia, non vorrei prendere il treno per tutta la vita) e vorrei che utilizzasse solo prodotti freschi. Limiterei il fritto, l’hamburger è buono anche con contorni che non facciano rischiare il triplo bypass, tipo insalata o verdure essiccate al forno, che sono buone quanto le patatine fritte.

Confessaci l’hamburger che vorresti mangiare e che nessuno ha mai avuto il coraggio di ideare e cucinare.

Personalmente vorrei fare un hamburger utilizzando le frattaglie. Fegato, cervello, lingua… Ho provato a fare una salsa con fegato e cuori di pollo ma nessuno ha avuto il coraggio di provarla. Nemmeno io.

Lasciaci con un aneddoto sull’hamburger

Se scrivessi un aneddoto sull’hamburger mi brucerei un racconto per il prossimo libro ;-)
Questo è Matteo, ma potete ricordarlo anche così

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  • http://www.radicchiodiparigi.wordpress.com radicchio

    Io ce lo vedo bene Guido Tommasi in questo progetto: potrebbe essere l’occasione per lanciare una nuova collana. C’è bisogno (anche in Italia!) di aria, di un nuovo modo di affrontare e vedere il cibo. E questo approccio di Matteo mi piace

    • maricler

      lo hanno già contattato due editori!

  • Maria Grazia

    Ironico, divertente e gustoso.
    In effetti un nuovo modo di vedere il cibo.
    Divertente anche l’intervista.
    Non fermarti Matteo.

    • maricler

      Spero davvero che non si fermi, altro che!

  • http://www.macellerianogara.it Tiziana Nogara

    Bravissimo Matteo, bello il tuo libro e bellissimo il titolo.E’ un modo moderno e spontaneo di vedere il cibo semplice.
    L’ironia e la voglia di inventare dei piatti con una materia così interessante e buona , se la carne è buona, come la polpetta/hamburger è una bella idea.
    Suggerirei anche di sottoporlo a Carlo Vischi Editore.
    Auguri e io lo comprerò sicuramente.
    Tiziana Nogara

    • maricler

      Fatto :)