Identità Golose 2012: non saremo brevi

LA GEOGRAFIA DEL CONGRESSO
Quest’anno per motivi logistici Identità Golose per noi è durata solo un giorno: una giornata vivace, piena di incontri e caratterizzata da un sorprendente dono dell’invisibilità per chi ci ha ripetutamente incontrato e non salutato. E carica di riflessioni, molto carica: non saremo brevi.

Identità Golose quest’anno ha cambiato gli spazi: è scesa di un piano e si è ampliata. Aule più grandi, spazi vetrati, stand con un respiro più grande, corridoi ariosi. Sono state posizionate sedie e poltroncine lungo gli spazi di passaggio, la segnaletica self standing era collocata strategicamente ed era chiara. Il desk degli accrediti era funzionale e comodo. Il guardaroba si paga, 3€.
Le aule sono tutte vetrate, in modo che da un’aula si possa guardare anche cosa succede nell’altra; all’interno della zona sponsor, ci sono le cucine a vista, dove da un’enorme vetrina si possono vedere gli chef lavorare, scegliere il proprio pesciolino, assaggiare la crema con il dito.
Identità Golose ha aperto quindi l’edizione 2012 ripulendosi da sbavature presenti nelle scorse edizioni, perfezionando al massimo la struttura logistica e l’organizzazione degli spazi.

UNA NUOVA MAPPA
All’università ho studiato che la mappa non si limita a disegnare un territorio, ma lo definisce, gli fornisce un nome, lo caratterizza: proviamo a entrare dentro Identità Golose da questo punto di vista, e scopriamo che il primo ingresso è nel mondo sponsor. Le aule sono sulla destra, nello spazio delle lezioni e degli approfondimenti.

CASALINGHITUDINE BYE BYE***
La nuova collocazione, la personalizzazione estrema degli stand, il fatto che oggi ci siano diversi stand dello stesso settore (più farine, più pastifici…) mentre prima c’erano uno o massimo un paio di rappresentanti per categoria dà a Identità Golose un’aurea diversa: meno casalinghitudine, più business. Meno piazza, più festival.

I CONTENUTI
Dei contenuti possiamo parlare poco, perché abbiamo seguito solo pochi talk della domenica. Ci fa riflettere la frase di Crippa, che si lancia contro la miopia dell’ultima moda. Contro quelli, per esempio, che nella valorizzazione dell’uso delle verdure, scorgono il tocco nordico, danese, baltico. Le verdure a Copenaghen? Bravi, ma l’orto è cosa italiana. E per essere pratici, i sui tre ettari di orto nelle langhe costano quanto – forse più – che affidarsi a fornitori esterni. Detto questo, snocciola filosofie, pensiero e tecniche di sei ricette in un’ora. Lui, Antonio e il mitico Boffa. Antonella Clerici gli fa un baffo…

Bello, ma noi intanto guardiamo oltre la parete a vetro la presentazione di Atala nell’aula enorme accanto, e pensiamo quanta gente si sta perdendo un prodigio come Crippa, capace di mescolare tecniche e metodo per i professionisti e riflessioni e colori per gli appassionati. Restando fedele al tema del congresso, qua e là un po’ sfuggente. Avrei voluto approfondire questa direzione, perché il tema del mercato e dell’orto non può prescindere dalla possibilità di sostenerlo e affrontarlo economicamente: se partiamo da un tema che ha un legame naturale con la sua fattibilità, che anzi nasce da una crisi attuale e dagli spazi contingenti più che da una tendenza, perché non ostinarsi e confrontarsi con questo approccio? Al di là di come un cuoco tratti le verdure, perché non dedicare parte delle lezioni a quanto costa produrle? Ci si affida alle estrosità dei singoli, e non va sempre bene. Mi è dispiaciuto poi che non ci siano stati dei relatori che di questo tema avrebbero potuto disquisire per ore: parlo degli chef della bistronomia francese, che al mercato ci vanno veramente perché hanno il frigo piccolo e due fuochi dietro un bancone.

FOOD IS SHOW
Gli stand laccati, le vetrine, i televisori, le hostess, le luci: non siamo più in cucina, ma in un reality. Identità Golose perde l’allure da convegno per i cucinieri e si attesta come fiera del food. La ristorazione è funzionale allo spettacolo, e più si spettacolarizza meglio è: uno spettacolo bellissimo, interessante, eseguito magistralmente. Poi, chi non preferisce una kermesse colorata a una sfilata di cattedratici con le loro stole? La scommessa, che si cerca di rincorrere, è unire i galloni della professionalità con le voglie degli appassionati. Cui peraltro gli sponsor sembrano sempre più rivolgersi, usando i professionisti presenti quali testimonial. Professionisti e appassionati, insieme, è questo il punto…

DENTRO&FUORI
Da quando bazzichiamo il magico mondo del food, il nostro cruccio è: qual è il link tra la gastronomia come la viviamo sul web e le persone che non la conoscono? Come superare la distonia? Come portare quello che imparo oggi nella tavola dei miei amici di domani? Sono i problemi degli appassionati come noi, che a Identità golose incontrano i propri simili ma prima o poi torneranno nel mondo reale. Con il blog siamo noi stessi il link fra gli amatori e il mondo dei maniaci del food. Mangiamo a diverse tavole, ci collochiamo un po’ nel mezzo fra professionisti e clienti, con il pallino di saper parlare delle cose in maniera interessante e con strumenti social. Sappiamo come si fa, è la nostra passione, il cibo e come comunicarlo.

Una premessa importante per dire che Identità Golose ci diverte tanto, è l’appuntamento dove ritrovare gente con cui parliamo solo attravreso la tastiera, dove scoprire qualche simpatica novità mangereccia. Resta la domanda: cosa arriva alle persone che non sono già dentro questo circuito? Identità si è sempre mossa in direzione dei blogger, cercando di farne il grimaldello per mischiare insieme professionisti e appassionati. Ad occhio, c’è ancora lavoro da farne. IG rimane una fiera per addetti ai lavori, per appassionati hardcore, lasciando ai margini curiosi e mangiatori seriali. Quella maggioranza senza voce di fruitori puri, che riempie i tavoli dei ristoranti e le sporte dal salumiere, e che noi abbiamo visto coinvolta solo dalle iniziative degli sponsor. È un peccato perché ci sarebbero i mezzi per andare oltre la fiera, più che oltre il mercato.

SOCIAL
Come per il Milano Food&Wine Festival, anche Identità Golose ha fatto un uso magistrale dei social network, condividendo informazioni, intrattenendo, coinvolgendo.
***
Il titolo della sezione è ripreso da Dissapore. In effetti, l’eleganza della citazione non è scontata.

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14 risposte a Identità Golose 2012: non saremo brevi

  1. radicchio scrive:

    Insomma, se ho ben capito, niente di che l’edizione di quest’anno…

    • maricler scrive:

      Dal punto di vista dei contenuti IG mantiene sempre lo stesso livello. Diciamo che quest’anno ha virato un po’ più verso la fiera che verso la manifestazione gastronomica.

      • Marta Missoni scrive:

        Stesso livello….alto o basso? Chiedo scusa se mi intrometto, ma ho partecipato per la prima volta (sicuramente non l’ultima) a IG. Le aspettative erano davvero tante, ma a posteriori resto un pochino con l’amaro in bocca. Ok gli sponsor, ok le “marchette” degli chef, ma poi mi aspettavo dei contenuti che sinceramente non ho trovato, se non in qualche caso isolato. Ho letto e sentito che quella appena conclusasi è stata l’edizione più “fastosa” e ricca di contenuti…immagino le precedenti! Mi piacerebbe ricevere un’opinione da qualcuno di voi che ha avuto la possibilità di essere presente anche alle precedenti edizioni. Ringrazio con cortesia chi volesse replicare con un post.
        Marta Missoni.

        • maricler scrive:

          Ciao Marta, le intromissioni sono necessarie :)
          Due cose: sui contenuti, le variabili sono tante per esprimere un’opinione, e vanno dalle conoscenze pregresse lato gastronomia alle aspettative verso i temi trattati nei talk fino all’attinenza tra il tema e la lezione. Penso che a IG ognuno trovi contenuti diversi a seconda di questi fattori. Ci sono sicuramente persone per cui il tema scelto e l’incontro con certi chef di questa edizione è stato determinante, una vera scoperta, mentre per altri è stata una delusione. Leonardo Romanelli è intervenuto a questo proposito su Dissapore, proponendo un’edizione biennale e non annuale, per garantire una freschezza certa rispetto a temi sempre attuali, e la trovo una proposta parecchio interessante, rispetto a una gastronomia che non si rinnova alla fin fine in maniera così rapida.
          Se vediamo il modo in cui i contenuti sono stati trattati, e quindi lato formale, ecco, su quello si potrebbe intervenire per svecchiare e dinamizzare, anche se la presenza di schermi e l’uso eccezionale dei social network ha aiutato molto da questo punto di vista.
          La mia opinione è che il tema di quest’anno era interessante ma lo sarebbe stato sul serio se trattato tre anni fa, non a cose fatte: in più, ma questo lo trovi a ogni edizione, c’è sempre qualche talk che è chiaramente forzato rispetto al tema. Una specie: in qualche modo ci devo essere, e se anche parliamo di stagionalità io porto una ricetta con le melanzane :)
          Spero di esserti stata d’aiuto!

  2. Massimo D'Alma scrive:

    Giuro, m’avete “soffocato” un post :)
    Ma fa nulla, questo post mi servirà da stimolo per andare ancora più in profondità

  3. Ammiro molto Paolo Marchi per quello che ha creato. In questa edizione ho orecchiato percorsi già visti per Merano e forse non è un caso che i due fenomeni si siano trovati ufficialmente.
    Probabilmente la crescita ha sempre uno sbocco obbligato, la verità amatoriale si disperde talvolta nelle opportunità professionali. O forse siamo noi italiani troppo attaccati alla piccola dimensione, chissà. Sono temi su cui sto riflettendo.
    Nel post, mentre da Bonilli ci si aspetterebbe qualcosa in più da .
    Con deferente simpatia per il Maestro, si intende

  4. Avevo scritto bel post, e non voglio disperdere il complimento per un errore di battuta:-)

    • maricler scrive:

      Ciao Luciano, grazie per i complimenti prima di tutto.
      Poi, come dire, non contando le dimensioni, ma le proporzioni: non importa quanto un convegno possa essere grande o piccolo, ma dall’equilibrio che si trova tra gli intenti e lo svolgimento.
      Giudicare da fuori è sempre più facile che lavorare dal di dentro, per carità.
      Lato Bonilli, perché aspettarsi di più? Lui non è andato, quindi di cosa poteva scrivere? Per la Gazzetta ha partecipato e scritto Elisia, con dei reportage fatti benissimo e delle foto da paura, e ha espresso con il suo solito garbo le sue impressioni. Ed Elisia scrive per sé e per i lettori della Gazzetta, certo non è il ghost writer di Bonilli.

  5. Infatti, a volte il gigantismo diluisce la sostanza. Il punto è che posso comprendere che operatori vogliano sfruttare pubblicitariamente l’evento, e mi sta bene sino a quando i contenuti non sono stravolti sino a dettare temi e timing. E non mi sembra il caso di IG.
    Lato Bonilli…. le virgolette che avevo messo si sono mangiate il resto. Che era riferito alla primogenitura rivendicata sulla storia del mercato su papero giallo.
    bacioni

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