Le Grand Fooding a Milano: il cibo fa festa e anche noi

Siamo stati a Le Grand Fooding, sabato 22 ottobre, dopo averne sentite di ogni: fa freddo (vero), si mangia male (falso), la temperatura di servizio è sballata dal clima (verissimo), non c’è nessun senso (dipende).
Il semiotico che è in noi ha fatto 2+2 e ha messo insieme: spaghetto gigante + grafica anni 50 + vini toscani + ambientazione retro = concetto gastronomico culturale semanticamente pervenuto.
Poi, che a qualcuno sia sfuggito o che ad altri non sia piaciuto, può accadere, ma non ci è sembrato l’elemento cardine attorno cui far vacillare gusti e vedute.
Siamo arrivati aspettandoci cibo normo mediocre e un gran senso dell’evento: abbiamo trovato grande cibo e un evento a cui partecipare può essere molto divertente.
L’aperitivo fuori viene servito in pieno spirito sagra di paese, tra lucine sguarnite e stand in plastica espansa: niente di scenograficamente superbo, ma tanti assaggi onesti, dalle polpettine alla pizza, scanditi da cocktail peperoncinati e flutes di champagne.
In mezzo, la Milano dei pierre, un pizzico di design, pochi gastrofighetti come noi, e i ristoratori, che a differenza di altri contesti, fanno parte dell’evento e della folla con quel contatto che rende la gastronomia un mondo più vivace e democratico di come a volte sembra.
Persone che come Giovanni Passerini e Cristiano Tomei sono disponibili alla chiacchera e allo scambio con tutti, perché (ci sembra) sono impegnati a cucinare senza l’ansia di dover soddisfare l’appetito intellettuale di chi cerca il contrasto tra le note acide e croccanti del piatto.  
È tutta una festa, di paese, di pr, di fighetti se vuoi, ma è una festa in cui il cibo festeggia, in cui magari non viene compreso al 100%, ma dove è l’esperienza è quella che conta.

All’interno la festa continua, tra una tavola apparecchiata in una sala buia, dove i camerieri armati di lampada da spelologo hanno un’allarmante somiglianza con la scientifica che ti perquisisce la casa e tenta di fare fuori il tuo ET.
La cena prosegue, tra alti (il Cuore di vitello con topinambur di Christian Puglisi), bassi (Pane e acciughe di Berton, dal solitario sapore di maionese), e chiacchere, tante: un tavolo splendido, con una nuova amica foodblogger e un food designer pronto ad aprire un concept restaurant qui a Milano a breve.
C’è atmosfera di festa, si sta bene, si mangia e si beve nella plastica, ci si muove in un surrogato della vecchia Italia e non ci dispiace questo ritratto, che vuole rendere un’immagine compatta che non esiste (e forse lo sanno anche loro): i francesi l’hanno semplificata in una tavola di mescolanze e in piatti di chef italiani che dall’Italia sono fuggiti, et voilà, è vero, c’è anche questo nel nostro presente gastronomico: l’incapacità di dare un’immagine coesa, una ristorazione che all’estero ha un approccio più smart, una clientela che non è fatta solo di appassionati.
Per carità, Le Grand Fooding non è una piazza di confronti, ma il nostro occhio che fa sempre avanti e dietro ci spinge a sostenere la necessità anche di eventi come questo, in un paese di convegni di gastroeruditi o con formule che moriranno prima di trovare il coraggio di rinnovarsi: eventi che presentano livelli di lettura diversi, accessibili anche a chi non vive nel ristretto mondo della gastronomia, e che fanno del cibo una festa.
Il resto può contare, ma a Le GF forse dipende anche da quanto ti sei divertito, e noi ci siamo divertiti di brutto.
Per l’anno prossimo, tre suggerimenti:
1. esterno no grazie, a ottobre fa freddo e noi fanciulle vogliamo indossare gli abiti sbarazzini e non gli hug per una festa;
2. Se esterno deve essere, allora dotatevi di stufe a fungo;
3. Cambiate le panche, crollano senza preavviso e le persone si ritrovano a terra senza accorgersi di come sia potuto accadere. Tipo me, ad esempio.
Qui le altro foto della serata.


 

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12 risposte a Le Grand Fooding a Milano: il cibo fa festa e anche noi

  1. Lucia scrive:

    Siete troppo forti ragaezzi e mi piace un sacco come scrivete :-)

  2. giovanna scrive:

    Contenta che il VOSTRO cibo sia stato buono. Il nostro nun se poteva magna’ :) . Confesso che, se si fosse mangiato bene, le altre défaillances sarebbero passate in secondo piano.

  3. Giulia scrive:

    Miei carissimi!!!
    Grazie mille per la splendida serata di ieri! Anche noi siamo arrivati con tanta curiosità e un po’ di scetticismo, ma dopo la cena l’entusiasmo è salito alle stelle. Ci siamo resi conto che, alla fine di tutto, il cibo riesce sempre ad unire le persone con passione.
    Speriamo di rivedervi presto! Nel frattempo visiteremo il vostro MERAVIGLIOSO blog tutti i giorni!
    Giulia

    PS grazie mille della menzione nel vostro post!

    PPS ma il fish BURRRRRGERRRR non lo vogliamo ricordare??

  4. Fabrizio scrive:

    Di FISHB’RGA me ne sono mangiati due e me ne mangerei altri due… Voi milanesi non potete capire ;-)

  5. lydia scrive:

    Comunque per me il premio va al dj uguale uguale a Fantozzi!!! Un mito

  6. Luca Amodeo scrive:

    Il pezzo più azzeccato – a mio avviso – fra quelli letti finora sull’argomento.
    Complimenti!

  7. Lidia Dalla Pria scrive:

    Venerdì serata strepitosa mi sono divertita un sacco, bello il pezzo che avete scritto ,complimenti e se qualche pecca c’è stata …..pazienza l’importante è poter partecipare e condividere in simpatia con tanti amici. Al prossimo anno!!!:])

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