Di Milano Food Week, di Instachallenge e di Foodie Geek Dinner

[Avevo iniziato un post che si chiama Every book is on the right place, facendo il verso ai Radiohead.
Poi l'ho abbandonato lì, ma il titolo è bello e mi prometto di riutilizzarlo.]

Questo è un post con tre segnalazioni.
* Giovedì 23 maggio trovate me e La Gonzi in piazza San Babila, insieme a Rocco Rossitto e a Marco Massarotto per una sfida al lato foodie&geek della cucina.
Io non so cosa cucinare, se qualcuno inventa una app per ordinare una pizza me lo faccia sapere: la utilizzerò molto volentieri!
Qui tutti i dettagli!

* Avete tempo fino a questo giovedì per votare dolci e menu della Foodie Geek Dinner di Modena, che si terrà il 7 giugno.
La cosa assurda della Foodie Geek Dinner è la fantasia dei partecipanti e dei candidati: davvero, il mondo foodie&geek è colmo di fantasia e di ironia, basta liberarlo e invitarlo a cena.
Il resto sono esplosioni e schizzi di pomodoro.

* Fino al 2 giugno puoi partecipare all’Instachallenge organizzato da IgersModena (due ragazze splendide, e molto rock): cerca il giallo nel tuo piatto, scatta la foto taggando #FGDmo e #igersmodena e partecipa alla cena di Modena.
Qui trovate tutte le indicazioni.


Poi con calma vi racconterò della Foodie Geek Dinner, del freelance camp, di Venezia, Napoli e Roma.

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Zerocalcare, e i plumcake – Liveblogging dal Salone del Libro

Zerocalcare è l’uomo che il lunedì mi fa lacrimare dalle risate, grazie al suo blog.
Disegna fumetti che ogni bambino, uomo o donna dovrebbe leggere, li trovate qui.
L’ho incontrato dal suo editore Bao Publishing e mi sono seduta affianco a lui mentre firmava le copie del suo libro: non una firma e via ma un disegno per ogni fan. Una fila lunghissima, e affezionata.
Disegno a richiesta, pure: ti posso fare armadillo, faccia mia da grande, faccia mia da piccolo, uno che tira i sassi, maschio o femmina, faccia coperta, faccia scoperta, l’amico cinghiale, l’amico supplì.

Iniziamo dall’amico supplì
L’amico supplì è un amico le cui fattezze e il cui untume ricordano un supplì: è ciccione, unto e puzza sempre di fritto.

L’amico supplì fa parte della tua dieta?
No, e sicuramente non ora: da un mese ho cambiato alimentazione.

Cosa è successo?
Sono andato dal medico, che dopo avermi visitato ha trovato parecchie analogie tra il mio organismo e quello di un carcerato afgano.
Abito da solo da sette anni, durante i quali ho mangiato un frutto e una verdura ogni tre mesi. In questi anni ho mangiato solo yogurt, pasta e plumcake.

Quindi ora cosa c’è nella tua dispensa?
Le stesse cose di prima: pasta, yogurt e latte a lunga conservazione
Ora bevo una spremuta la mattina, e degli spinaci ogni tanto.

Quindi cucini?
Non esageriamo, apro delle buste.

Cucino quello che mi serve per sopravvivere

Non hai nessuna passione per la cucina?
Certo, per quella degli altri: mi piace tantissimo essere invitato a cena

Variare la tua dieta ha portato dei benefici?
Per ora questa svolta alimentare mi ha reso profondamente triste, perché per me la verdura è triste.

(Quando gli ho confessato che le patate non sono verdura gli è preso un colpo. Poi gli ho raccontato anche che i legumi non nascono nelle scatole)

Qual è il tuo vero rapporto con i plumcake?
È l’armadillo a dirmi di mangiare solo i plumcake, ma in realtà sono il mio pasto d’emergenza.
Anche i fan mi portano i plumcake, però ieri uno mi ha portato il pesto genovese

Se ti regalassimo un libro di cucina?
Qualcuno lo ha fatto, sono ottimi come poggiabicchieri.

(Fan all’ascolto: portategli delle bietole)
Special thanks per quest’intervista all’uomo meno foodie che ho mai conosciuto ma certo il più simpatico.

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Laura Rangoni, autrice e giornalista – Liveblogging dal Salone del Libro

Laura Rangoni è tra le signore della Cucina Italiana, anche se quando la conosci smetti di pensarla signora e la vedi “solo” come donna: Laura è istrionica, sanguigna, generosa. Ha pubblicato diversi libri di cucina e attualmente è direttore responsabile della rivista “Cavolo Verde”.
Qui trovate il suo sito.

Scrivere libri di cucina non è semplice, perché lo fai?
Il mio motto è divertirmi e godermi la vita, e scrivere libri di cucina fa parte del divertimento. Dall’altra parte, saresti un pazzo a decidere di diventare autore di libri di food se non ti piacesse da matti, perché è sicuramente impegnativo.

Qual è la cosa più complicata di un libro di ricette?
Sicuramente cucinare tutte le ricette senza ingrassare: per ottenere la ricetta corretta devi rifarla più volte: alla quinta volta o hai cinque amici a cui regalarla o hai cinque chili in più.

Alla ricerca della ricetta perfetta, insomma…
In realtà la ricetta giusta non esiste, perché devi considerare diversi fattori: prendi ad esempio una qualsiasi ricetta sul pane, e tra i fattori variabili dovrai considerare la farina, l’umidità, il forno. Elementi che cambiano da una casa all’altra.

Qual è il tuo rapporto con i Social Network?
Io adoro Facebook, lì ho conosciuto tantissime persone che sono diventate amiche.
Lì parlo di ricette, di vita e di animali, la mia grande passione insieme alla cucina.

Hai più fan o più lettori dei tuoi libri?
Ci sono corsisti e lettori che sono arrivati a me su Facebook dopo un corso o dopo aver fatto una mia ricetta, ed è bellissimo: vuol dire che hai trasmesso qualcosa. Un personaggio deve essere a tutto tondo, capace di stare dietro la tastiera ma anche di confrontarsi con le persone dal vivo.

Circuiti eterogenei, quindi?
Di più! Tempo fa su Facebook ero diventata amica di una ragazza di Roma, conosciuta condividendo la stessa passione per i cani: solo dopo mesi lei mi ha confessato che mi conosceva già prima come autrice di food, e ora Valentina collabora con Cavolo Verde. La cosa più divertente è che io non l’ho (ancora) mai vista.

Hai un’enorme passione per gatti e cani, cucini mai per loro?
Ovviamente sì, soprattutto per Morgana, che ha 13 anni ed è una lupina: il suo piatto preferito è il pollo al forno con riso bollito o anche il risotto alla bresaola.
Ci sono animali che meritano pasti migliori di certe persone.

Laura è un peperino, ve lo avevo detto?

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Roberta Deiana, foodstylist e foodwriter – Liveblogging dal Salone del Libro

I libri di Roberta Deiana, foodwriter e foodstylist, sono disseminati in tutto il Salone del Libro: dalla cucina con le Janas agli aforismi in cucina, fino ai segreti del food styling, Roberta è un’autrice poliedrica e una delle persone più stimolanti che io conosca.


Nei tuoi libri spieghi, come recita anche il sottotitolo del tuo ultimo libro, Trucchi e segreti per creare piatti straordinari ogni giorno: raccontane uno per i visitatori del Salone, magari da replicare stasera a casa.

Un trucco velocissimo e di grande effetto? Una bella spruzzata di polvere d’oro o d’argento edibile su qualsiasi piatto lo rende istantaneamente più bello e attraente.
In alternativa una spolverata di erbe aromatiche tagliate finissime funziona sempre bene.

Cosa secondo te rende accattivante un libro? Esiste un book styling per rendere i libri di cucina golosi e appetibili?
Secondo me l’unico segreto è curare le foto: un buon fotografo, un buon food styling, una buona stampa. Peraltro è esattamente quello lo scopo per cui il food styling è stato inventato: raccontare i piatti in modo attraente e goloso!

A cosa stai lavorando adesso?
Sto lavorando a diverse cose, tra cui un ritorno al mio primo amore con un saggio a metà tra letteratura e cucina.

Cosa stai leggendo in questo momento?
Un bellissimo saggio di storia dell’alimentazione: A tavola! Gli italiani in 7 pranzi, di Emanuela Scarpellini, edito da Laterza

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Valentina Aversano, signorina Minimum Fax – Liveblogging dal Salone del Libro

Leggo il blog di Valentina Aversano da anni, e qualche mese fa ho scoperto che nel frattempo è diventata la signorina Minimum Fax.
La incontro allo stand dell’editore, impegnata tra un tweet, una foto, una presentazione con gli autori e una frase con i lettori.
Per farsi riconoscere mi ha detto “Io sono quella che chiacchiera con l’iPad in mano”.

Possiamo dire che sei una gastrofanatica?
Senza dubbio: per me la più grande tragedia del Salone del libro è sicuramente avere Eataly a pochi metri e non riuscire ad andarci.

Qual è il libro più foodie di Minimum Fax?
Il titolo più azzeccato in questo senso è L’inconfondibile tristezza della torta al limone di Aimee Bender.
Racconta la storia di Rose, che il giorno del suo compleanno assaggia la torta del compleanno preparata dalla mamma e riesce a sentire le emozioni che la madre ha provato quando l’ha preparata. Il sentire le emozioni altrui mediante il cibo avrà delle conseguenze, nel bene e nel male.
(Qui potete leggerne la recensione del blog)

Esistono romanzi più foodie degli altri?
Sicuramente sì, ma la realtà è che in ogni libro, se ben scritto, esiste sempre un piatto che ti viene voglia di mangiare. Ci sarà sempre un cibo o una bevanda che avrai voglia di assaggiare, nello stesso momento in cui il protagonista la sta mangiando o bevendo.

Ho letto che hai una vasta collezione di libri di cucina.
Sì, amo cucinare, e provo almeno una ricetta da ogni libro che acquisto. Ho la mania di leggere i libri di cucina come fossero romanzi, dall’inizio alla fine.
I miei preferiti? Variano a seconda del periodo: in questo momento sto sperimentando le ricette de Il pranzo della domenica di Ferran Adrià e I regali golosi del Cavoletto di Bruxelles.

In Minimum Fax si scrive, ma si mangia anche?
Direi che è la nostra attività principale ;-)
Mangiamo in redazione tutti insieme, e c’è uno spaccio di cibo continuo.
Ci siamo inventati la Giornata Castelli romani: un pranzo leggero, a base di porchetta.

 

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Guido Tommasi, editore di cucina – Liveblogging dal Salone del Libro

Lo dico subito attirandomi le ire degli altri editori: Guido Tommasi è per me l’unico vero editore di cucina italiano.
(No, Francesca, non leggere!)
Lo è per il mercato generalista, certo, perché per i professionisti i libri ci sono. Ma se parliamo di editoria gastronomica di ricerca, di chi invece che cavalcare un’onda ha creato un mercato molto prima che Cracco affettasse il suo scalogno con i capelli di Mirko dei Bee Hive, è Guido a venirmi in mente.
Fa libri di cucina dal 1999, ma faceva l’editore dal 1986.
Poi – aggiunge – certo, alle medie facevo il giornalino della scuola.


Ha iniziato facendo editoria universitaria, ma quando è diventato difficile competere con case editrici che avevano librerie interne all’università ha scelto un altro settore, quello della gastronomia: perché era trasversale, dice.
Il resto potete leggerlo qui.

Come hai esordito?
Rendendoci prima di tutto riconoscibili, con la collana Parole in pentola: volumi di gastronomia letteraria, un rimescolamento di genere sicuramente particolare.
Tra un incidente di percorso e un altro, e lo sviluppo parallelo della parte turistica, nel 2003 sono nati Gli Illustrati con Piccoli spuntini tra amici e Cioccolato.
Il resto è quello che vedete qui adesso.

Hai mai fatto un libro giusto al momento sbagliato?
Ho un caso emblematico in questo senso: Tenera è la carne, un libro stupendo  sulla cottura a bassa temperatura. È uscito nello stesso mese in cui è scoppiato in Italia il caso della Mucca Pazza.

Che sfortuna!
Sì, ma lo abbiamo poi ripubblicato ed è andato bene, inserendosi anche in circuiti strani… A Roma c’era un macellaio che spacciava sotto banco la tabella dei tempi di cottura presa da Tenera è la carne.

Come nasce un libro di cucina?
Con tanta ricerca, tra mercati esteri con l’acquisto di diritti (in questo senso i mercati migliori sono quelli francese, inglese e tedesco), e facendo i libri che ti piacerebbe fare: il 30% dei libri illustrati è prodotto da noi.

Come vi comportate rispetto all’editoria digitale e alle nuove tecnologie?
Abbiamo creato una App dal nostro libro Le basi della cucina italiana.
Nel 2012 la Apple l’ha scelta come migliore App di cucina ed è stata terza tra le migliori App: è uscito col Sole 24 ore e abbiamo venduto 7.000 copie a 8€.

Quante sono 7.000 copie per il mercato attuale?
Benedetta Parodi vende 2.000.000 di copie.
Il nostro Gordon Ramsay  ne vende 35.000, ma è trainato dalla tv.
Un titolo fortissimo vende tra 10 e 15.000 copie.
La norma è tra le 3 e le 5.000.

La gastronomia è una moda, che vuol dire che è scoppiato anche il mercato dei libri di cucina.
Sì, è scoppiato, ma è anche maturato: nel 2012 il mercato ha subito una flessione del 15%, ma per noi il 2011 e il 2012 sono stati gli anni migliori della nostra storia. Chi cerca libri di cucina è soprattutto un appassionato: in questo momento le persone non vogliono buttare soldi, e quindi preferiscono investire un budget maggiore ma prendersi un valore.

Parliamo di Cake Design: hai ceduto anche tu.
Sì, ma sono stato tra gli ultimi e l’ho fatto con la Gordon Ramsay del Cake Design, alias Peggy Porschen.
Nel Cake Design devi fare torte che devono resistere fuori dal frigo, per cui non puoi utilizzare alcuni ingredienti: spesso, più aumenta la qualità estetica, più peggiora quella gastronomica.
Peggy invece fa ricette bellissime che sono non solo commestibili, ma anche buone.

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Simone Padoan, pizzaiolo – Liveblogging dal Salone del Libro

Simone Padoan fa il pizzaiolo a San Bonifacio, in provincia di Verona: da qui, da I Tigli (così si chiama il suo locale) ha cominciato a parlare di pizza in maniera diversa, diffondendo un modo nuovo e rivoluzionario di concepire gli impasti e proponendo un’esperienza di degustazione gastronomica della pizza stessa.
Simone è riflessivo, generoso, meticoloso: finito il suo showcooking, dove è stato accompagnato dalla piacevole chiacchiera di Marco Gatti, ha guardato la sala e si è chiesto “avrei potuto toccare tasti diversi a seconda dell’età, forse. C’erano tanti ragazzi giovani”.

[Foto courtesy of Aromi Creativi]

Nel 2010 Padoan ha scritto un libro, L’arte della pizza, Gribaudo editore.

Quando hai pensato di scrivere un libro, qual è stata la prima cosa che hai voluto inserire, la più importante?
Sicuramente la dedica del libro ai miei genitori: oggi non ci sono più, ma è grazie a loro che faccio quello che faccio. Sono passati attraverso una guerra, hanno cresciuto una famiglia numerosa, erano anziani quando sono nato io: avevano tutti gli elementi per essere persone chiuse, e invece sono state persone che mi hanno sempre incoraggiato e aiutato tantissimo. Erano persone aperte, e mi hanno insegnato molto.

Fai un lavoro complesso e spiegarlo non è semplice: come si trasferisce il mestiere del pizzaiolo in un libro?
Sicuramente cercando un compromesso: da una parte devi fare un libro che sia appetibile dal punto di vista commerciale, quindi con necessarie semplificazioni; dall’altra vuoi mantenere il percorso e la spiegazione di quegli aspetti tecnici che fanno parte di questo lavoro.
Il risultato è un libro che è fruibile da tutti, a seconda delle proprie capacità e dei propri interessi, sia se cerchi una ricetta semplice, o che tu voglia approfondire aspetti sulla lievitazione.

Il libro è del 2010, cambieresti qualcosa?
Certo che sì: un libro è un punto nel tuo percorso, uno step della tua vita lavorativa. Il tempo passa e cambiano le tue idee, e naturalmente vorresti sempre aggiornarle.
Se facessi un nuovo libro adesso ad esempio prevederei una parte importante di biografia, per parlare della nostra realtà, e una di tecnica dove inserire gli sviluppi.

Facendo questo lavoro, riesci a leggere?
Molto poco: in questo momento sul mio comodino ci sono tre libri. Li guardo tutte le notti, ma quando torno a casa e ho quattro ore per dormire, io dormo.

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Valentina e Valeria: di libri tra letto e arrosti – Liveblogging dal Salone del Libro

Quest’anno Casa CookBook ha portato al Salone nuovi visitatori affamati di cibo live oltre che di libri: chiamati poi come protagonisti di showcooking, o a presentare i loro libri, diversi foodblogger.
(So che questo pezzo lo leggerà anche mia zia, quindi, carissima zia, un foodblogger è una persona appassionata di cibo che scrive di cibo online, in un proprio blog, dove pubblica ricette, o recensioni, o dove parla del suo gelato preferito. O le tre cose insieme).

Ho incontrato Valeria e Valentina, due foodblogger che nel loro blog mettono passione, gola e anche i congiuntivi giusti, che è sempre bello.
Eccole!

Valentina Barone è una foodblogger di Alba, e il suo blog si chiama Cucina e Cantina.
Nel suo blog troverete ricette di famiglia, dove per famiglia si intende quella della mamma del fidanzato, piemontese purosangue da miliardi di generazioni
Valentina in realtà è angolofila, e la sua passione sono i libri di cucina esteri: sta esplorando la cucina francese ma soprattutto è innamorata della vera cucina inglese, quella originale fatta di arrosti, patate e pie.
Tra la tavola e libri dice che “la cucina inglese è una cucina messa da parte ma se fatta bene è una cucina davvero interessante”.
Ci consigli un libro di cucina inglese che valga la pena comprare?
Per cominciare dalle basi The Bible of British Food: lo trovate da Marks&Spencer a pochissimo.
Ti piacerebbe pubblicare un tuo libro di cucina?
Sì, sarebbe un libro di cucina di rivisitazioni di cucina classica vista in chiave moderna, stravolte ovviamente. O di dolci, di cui sono parecchio golosa

Valeria ha un blog di recensioni di ristoranti al primo appuntamento d’amore, che si chiama Due cuori e una forchetta: è un blog ricco di citazioni letterarie e cinematografiche.
Le chiediamo qual è il suo libro di cucina preferito
Sicuramente l’Artusi, e non solo per le ricette: l’Artusi è poetico, e quando scrive di cibo mi sciolgo nella sua poesia.
I libri contano nell’affinità di coppia?
Sì, quando li leggi nel letto :-)

 

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Maurizio Black Santin e i libri di pasticceria – Liveblogging dal Salone del Libro

Maurizio “Black” Santin fa il pasticciere, e lo conoscono tutti.
Lo incontro nello stand di Guido Tommasi.
Ha un’indole esplosiva, e fa questo mestiere da tantissimi anni (“era il 1986 quando ho fatto il primo corso da Lenôtre).

Santin è uno chef che viene da 8 anni di un programma televisivo, cosa che gli ha facilitato il compito di saper spiegare le ricette, dalle più difficili alle più semplici come la crostata alla marmellata.

Altra cosa è scriverle in un libro, non tanto per un discorso di semplificazione ma proprio di spiegazione chiara ed efficace: sia da autore che da lettore, Santin crede nella trasparenza e nella chiarezza dello chef.

Sei un acquirente di libri di cucina altrui?
Certo, di pasticceria anche. Ci sono maestri come Iginio Massari e Gianluca Fusto dai cui impari tantissimo leggendo i loro libri. Se le basi della pasticceria possono essere quelle già conosciute, nei libri trovi idee che possono ispirarti.

I tuoi libri danno ricette esatte, non  nascondi nulla ai tuoi lettori.
Assolutamente no, e anzi, una delle cose che più mi rendono nervoso è trovare libri con omissioni o passaggi sbagliati. Capisco che ci siano chef o pasticcieri che vogliano custodire le loro ricette, ma un libro è una cosa diversa. Nei miei libri puoi trovare un refuso, ma al massimo è un errore di battitura.

Cosa leggi oltre ai libri di cucina?
Ho appena finito di leggere di Tom Clancy, e amo O’Brian, Wilbur Smith.
Nei libri, come nei film, io ho bisogno d’avventura.

Troverete Maurizio Black Santin presto in libreria un libro sui Dolci di Casa e con la seconda parte dei Dolci di base, stavolta sul cioccolato, sempre per Guido Tommasi.
Buone nuove avventure!

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Intervista a Giovanna Gallo, autrice – Liveblogging dal Salone del Libro

Il food del Salone del Libro è dappertutto: non lo troverete solo tra i (fornitissimi) scaffali di Casa CookBook, ma anche nelle pause pranzo, nei ricordi culinari degli editori, e nelle abitudini degli autori che man mano intervisteremo.

Abbiamo incontrato Giovanna Gallo, blogger e autrice di Eroine Multitasking, e le abbiamo fatto qualche domanda foodie.
(Ei, Giovanna alle 18.00 oggi presenta il suo libro qui al Salone, spazio Book to the Future)

Qual è il pranzo ideale della donna multitasking?
Quando non è a dieta, dici? In generale, se la donna multitasking è in giro ma vuole star leggera, mangia una triste insalatona ripiena di cose che dovrebbero arricchirla (l’insalatona) ma che, in realtà, non darebbero soddisfazione a nessuno neanche sotto tortura. Se è a casa a lavorare, alle 13, dopo una mattinata di interminabili riunioni e mail e telefonate, guai ad avere a casa più della razione giornaliera di calorie consentite per legge (ovvero sopra le 2000, soprattutto quando è di cattivo umore)! Ve l’avevo detto che la donna multitasking, facendo molte cose, tutte contemporaneamente e tutte bene, ha sempre fame?

Quali sono le (brutte) abitudini alimentari della donna multitasking?
Essendo io stessa una DonnaMultitasking, e avendo praticamente trascritto tutti i miei stati d’animo nel libro (dunque, se esiste un club, ci tengo ad essere la presidentessa), posso dire con certezza che l’umore nero o la sindrome premestruale (nel mio caso, ma, sono sicura, anche nel vostro) sono strettamente correlati al consumo di junkfood. Cioè, quando sono in quei giorni (il clou tocca il suo picco e si estende per almeno quattro) e vedo tutto nero, e fisso il soffitto pensando a quanto di più brutto sicuramente mi accadrà e piango anche per la pubblicità della Nutella ho due reazioni: mangiare un barattolo di Nutella, appunto, o uscire e comprare Makeup. Il primo caso, essendo meno dispendioso del secondo, è quello che mi ha fatto prendere un bel po’ di chili: ma d’altronde, accidenti, sto tutto il giorno a spasso per lavoro, vuoi che non possa permettermi un triplo hamburger per tirarmi su?

Esiste una ricetta multitasking (quella che cucini mentre fai mille altre cose?)
Non ci crederei mai, ma da quando ho scoperto come si montano a neve gli albumi, segreto per ogni torta che si rispetti, anche se ho avuto la giornata piena, sono incasinatissima, alle 19 sono ancora lì che batto sui tasti, io mi rilasso facendo torte, quindi paradossalmente faccio una cosa complicata che però mi riesce bene anche se sono incasinata. Mi piace proprio: rimango concentrata sulla ricetta, spazzo via dalla mente tutto il resto e, con la scusa che non uso mai il burro (“faccio torte magre!” penso sempre), mi sento anche una salutista. Quindi mi rilasso non attentando alle mie cosce!

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