Di Sale&Pepe, una giuria, un contest e un fotografo

Quando nel 2006 ho aperto il primo foodblog, ho fatto due cose: leggere altri foodblog, italiani e stranieri, e acquistare riviste di cucina.
Allora abitavo a Milano, in centro, e la mia edicola era quella di piazza Cordusio: c’erano padre e figlio, e un gigantesco Labrador, sempre a sonnecchiare. Il figlio era sempre gentile e sorridente: in un anno la sua cultura sulle riviste crebbe esponenzialmente, in seguito alle mie richieste di nomi introvabili. Acquistavo il mio pacchetto fisso e poi chiedevo: hai questa? Puoi farla arrivare?

Sfogliavo così tante riviste più per lavoro che per piacere: un giorno avrei potuto collaborare con loro, le leggevo perché cercavo uno stile fotografico come quello dei blog stranieri, imparavo i nomi dei foodstylist e quello dei redattori.
Col tempo ho smesso di acquistarne così tante, rimanendo fedele a pochissime: quelle fatte bene, e con cui posso avere un feedback (Ho provato la ricetta, non è venuta, perché?).
La carta fatta di carta, se parliamo di riviste che ti danno spunti su cosa cucinare, è poco utile -per me – se non è supportata da altri mezzi con cui posso interfacciarmi: una app, dei social con una voce affabile, e un sito.

Ecco, ora Sale&Pepe un sito ce l’ha, ed è bello come la rivista: arioso, pulito, pop, coinvolgente. Mi piace perché è rimasto fedele a un’idea di qualità che fa rima con evoluzione, e perché ingloba un’attenzione alle richieste del web che già c’era sulla carta – con i servizi sui blogger, le iniziative rivolte alla rete, una cultura internettiana ampia e stimolante. Finalmente un sito usabile, con video in cui non c’è una vecchietta che asma le sue ricette, con dei font piacevoli.

Per lanciare il sito, Sale&Pepe ha indetto un contest, che si è chiuso qualche giorno fa: ieri abbiamo conosciuto i tre finalisti e sceglieremo il vincitore, la cui ricetta verrà pubblicata sulla rivista e sul sito. In giuria, insieme al direttore Laura Maragliano, Chiara Maci, Laurel Evans, Ilaria Mazzarotta, Iaia Guardo e io: vi aspettiamo domani 12 aprile ore 17.30 a Milano presso il Magna Pars di Via Tortona!

ps. Il fotografo del titolo è Michele Tabozzi, altissimo e bravissimo fotografo di S&P che conobbi proprio sfogliando la rivista: ai tempi lo intervistai, ma per questioni di memoria e di tempi non ho mai pubblicato le sue parole. Il suo è stato il primo armadio colmo di props che abbia mai visto, e a cui credo che ogni foodstylist ambisca:-)

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#BeautyIs: la mia idea di bellezza per Dove

No, non vi sto confondendo le idee: questo resta un blog di food, ma oggi vi parlo di bellezza, che col cibo c’entra tantissimo.
Sarà un post randomico, di risacca e di rugiada, perché parlare di bellezza è parlare delle cose che mutano, che ci toccano e ci lasciano, che accogliamo e rilasciamo.
Parlo di bellezza citando Dove, che negli ultimi anni ha incentrato sul concetto di Bellezza Autentica tutte le sue campagne, realizzando dei video che tutte noi abbiamo condiviso pensando: ecco, è esattamente così.

Ho 34 anni, e oggi mi vedo bella: non sempre, non tutti i giorni, ma se mi guardo allo specchio ora riesco a vedere esattamente me, e a farmi piacere quello che vedo. A 18 anni ero bellissima, o bruttissima, e il mio sguardo era il filtro che mi conduceva a una visione felice di me o mi gettava nello sconforto: il mio aspetto mutava a seconda del mio umore, delle aspettative, dell’attenzione degli altri.
Oggi se cammino per strada sono pochi gli uomini che si girano rispetto a quando avevo 22 anni, ed ero molto più appariscente: vedersi era farmi vedere, e la mia idea di bellezza era fatta di ballerine rosse, capelli lunghi, pantaloni maschili. Era tutta esteriore.
A 22 anni mangiavo quello che capitava, scongelavo la carne di maiale che mia madre mi mandava da Salerno, bevevo moltissimo e non mangiavo mai fuori casa.

Sono sempre stata “quella strana”, scegliendo capi d’abbigliamento eccentrici, trucchi inusuali: sempre sopra le righe, spesso a disagio, in un corpo che non ho sempre amato. Non ho mai avuto un corpo invisibile, esile, neutro: dai 16 anni in poi mi sono assestata sulla morbidezza, conservando il sedere da ragazzino e sviluppando un decolletè da matrona.
Ogni tanto ho odiato questi eccessi, ma ho sempre voluto prendermi cura di me: da quando sono teenager uso creme, sieri, tonici e tutto quello che posso per nutrire la mia pelle e tenerla idratata, fresca, e pulita.
La bellezza era qualcosa da inseguire, ma anche qualcosa che già avevo.

Dai 27 anni in su ho cambiato modo di vedere il cibo, che per me ora è cultura, ricerca, nutrimento, ed estremo piacere: sì, ho fatto pace con tutto ciò che è commestibile sulla faccia della terra, e questo percorso di pacificazione corre parallelo al modo in cui è cambiata la mia idea di bellezza.


La bellezza, per me, è quello che già c’è: è il naso che abbiamo, è la verdura che cresce nell’orto, è la morbidezza che nasce dai piaceri, è la bellezza di sentirsi bene truccandosi, mangiando, e godendo di quello che amiamo.
La bellezza è capire qual è il nostro gusto, e riconoscerlo, assecondarlo, nutrirlo.
Serve un cerotto per migliorare la nostra bellezza? No, La bellezza è uno stato mentale, e anche gustativo: nella foto vedete degli spaghetti di riso, che non sono perfetti eppure sono buonissimi. E no, non desidero nient’altro che essere felice per quello che mangio e che sono.

Per me #BeautyIs: saper riconoscere le diverse forme della bellezza, e gioire per tutte.
Vi lascio col video di Dove, che parla di donne bellissime.
E voi: qual è la vostra idea di bellezza?

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Salone e Fuorisalone 2014: gli appuntamenti food

Tra i post sui Must Have del Fuorisalone e gli imperdibili, mi inserisco io con una serie di segnalazioni accomunate da un unico criterio: approvati da Maricler.
Non è vanità, ma un parametro che accorpa l’essere blogger + pr e che pertanto si plasma su un criterio che è critico + affettivo. Gli eventi food che troverete in questo post sono quindi: organizzati e comunicati bene, ideati da persone a cui tengo, in cui sono stata coinvolta da agenzie in gamba e in cui il piacere di esserci sarà una somma di tanti piaceri, mangerecci e non solo.
Alla fine del post, due indicazioni utili per sopravvivere al Fuorisalone e a Milano in questa settimana. Enjoy.

Longplate | Ristorante Al Fresco | 8-13 aprile ore pasti
Immaginate di essere a cena in un posto bellissimo e di voler scoprire qualcosa in più su quei piatti che hanno l’aspetto di vinili: girateli, inquadrate il Qr cose sul retro e voilà, potrete ascoltare durante la cena la musica di Tommy Bass, artista della scena elettro-funk italiana. Attraverso un codice alfanumerico da scrivere nella sezione dedicata di www.longplate.com, gli stessi brani potranno essere scaricati gratuitamente. Voci di corridoio dicono che lo chef Kokichi Takahashi si aspetti di vedervi ballare sui tavoli, magari dopo il dessert. Parola chiave: #longplatealfresco.
Dove: Ristorante Al Fresco, Via Savona 50, Milano

#SPlivefrommilan di San Pellegrino | Superstudio Più | 9-13 aprile ore pasti
Spaghetto, tu m’hai provocato e io me te magno! Questo il mantra che reciteranno i sette chef coinvolti da San Pellegrino, chiamati a interpretare quell’ingrediente che tutti associamo all’Italia: immagino che tra i cuochi che cucineranno ci sarà chi lo farà in maniera più o meno nazionalpopolare, e per quel che mi riguarda sono già in sollucchero per l’interpretazione di Alessandro Negrini e Fabio Pisani (tra gli altri chef: Davide Scabin, Massimo Bottura, Luigi Taglienti, Enrico Cerea, Davide Oldani.
Due note (una femminile e l’altra geek): mercoledì 9 aprile con Scabin c’è Favino. Quel Favino. Sì, Piefrancesco. Pierfrancesco, arrotolami come uno spaghetto!
L’altra è che ci sarà un led al centro dell’installazione, sul quale compariranno anche i contenuti social condivisi utilizzando l’hashtag #SPLiveFromMilan: osservate per bene, ci sarò io che disegnerò gli spaghetti a forma di cuore per Favino.
Dove: Superstudio Più, Via Tortona 27, Milano | Link

Nespresso | Superstudio Più | 8-13 aprile ore 10-23.30
Per riprendervi dalle fatiche del fuorisalone, passate di qua a prendere un caffè. Mi ci troverete molto spesso a smanettare con l’Inissia e a fare amblinblancia tra i nuovi sette colori della macchina.
Dove: Superstudio Più, area San Pellegrino Live in Milan, Via Tortona 27, Milano

Eating Design | Food Genius Academy | 11 aprile dalle 18.00
Non solo food design alla Food Genius Academy, nel nuovo spazio rinnovato di Viale Col di Lana: opere e realizzazionidi giovani designer legate al tema della tavola e della cucina si godono tra i piaceri della tavola, quella degli chef docenti della FGA: Misha Sukyas, Ambra Romani, Eugenio Boer, Marco Avella, Raffaele Mancini, Stefania Corrado.  L’ingresso è libero.
Dove: Food Genius Academy, Viale Col di Lana 8, Milano


Black Celebration | Food Genius Academy | 11 aprile dalle 18.00
Del progetto Black Celebration di Stefania Corrado vedrete il riso nero all’evento di cui sopra: il progetto è stato ispirato dal nome dell’album dei Depeche Mode (e chi conosce Stefania sa quanto sia follemente innamorata di loro). Fotografia, cibo e musica, in un’estetica che a me piace da impazzire: ingredienti scuri, “in una celebrazione del nero su nero che esalta le texture offerte da ogni piatto” dice la multitasking chef.
Dove
: Food Genius Academy, Viale Col di Lana 8, Milano

Surviving Breakfast | DesignLibrary Cafè | 11 aprile a colazione
Se dovete inveire contro il vostro barista, fatelo a ragion veduta: The Breakfast Review e 7gr presentano un minicorso di degustazione per poter riconoscere il buon espresso e le altre bevande della colazione. Costa 8 euro e ci fate una ricca colazione.
Dove: DesignLibrary Cafè, via Savona, 11 Milano | Link

Gnam Box Cafè | Ospitato da Wait and See in Via Santa Marta 14, su invito
A Milano hanno modi meravigliosi per valorizzare vie e quartieri, e 5VIE non è da meno: 35 realtà tra showroom e negozi di design, gallerie d’arte, street performance e progetti speciali disseminati tra le fermate della metropolitana di Sant’Ambrogio e di Cordusio. Tra i progetti e le persone speciali, il Gnam Box Cafè: uno spazio di incontro – su invito – dove il cibo è il punto di partenza e di confluenza del mondo della creatività internazionale.
Dove: Wait and See in Via Santa Marta 14 | Su invito | Link 1 | Link 2

Eurocucine con Indesit | Fiera Milano, Rho | 8-13 aprile
Tra le cucine classiche e quelle di design, mercoledì mattina sarò allo stand Hotpoint-Ariston, Scholtès e Indesit insieme a Ernst Knamm per una lezione di cucina su dolce e salato. Sono curiosa di fare un giro tra le aziende presenti, alcune delle quali stanno comunicando molto bene i loro prodotti con sinergie social interessantissime.
Dove: Fiera Milano, Rho | Link

Panini stellati | Via Tortona 35 | dal 7 al 13 aprile quando avete fame
Per me Aurora Mazzucchelli fa i panini più buoni del mondo: so che è riduttivo per questa cuoca di Sasso Marconi, ma finora il mio incontro con lei si è limitato all’assaggio di un panino durante Bread Religion. Ora di panini ne fa tre Vir Bonus (Croccante di Grana padano DOP Virgilio accompagnato da crema di tuorlo d’uovo e pancetta stesa), De Vino et Venere (Crema di Parmigiano reggiano DOP e burro Virgilio con ketchup di rapa rossa, ravanelli, e salmone affumicato) e De Ludo (Caviale di melanzana e pesto di Parmigiano reggiano DOP Virgilio insaporito con basilico fresco e pomodorini canditi), in collaborazione con il Consorzio Virgilio. Li potete assaggiare dall’Ape Gourmet parcheggiata in via Tortona.
Dove: Via Tortona 35 | Link

[Non food]
writingonyourdesk | 11-13 aprile | Frigoriferi Milanesi
Per i maniaci dei post it e dei quaderni, ecco writingonyourdesk, seconda edizione, supermarket e mostra dei più interessanti prodotti di stationery design.
Dove: Frigoriferi Milanesi | Via Piranesi 10 | Link

Le ultime due indicazioni riguardano più la sopravvivenza a Milano, o il modo per riderci su.
1. La prima è una app per iPhone e Android che si chiama Milanochemipiace. Anche qui Alessia, la ragazza che l’ha creata, ha scelto come criterio quello che le piace. La sto usando da poco ma già la amo soprattutto perché oltre a essere graficamente curatissima è scritta bene. Ma davvero bene.
Se volete scappare dal Salone e dal Fuorisalone, ora sapete come farlo.
Qui i link per scaricare app per iPhone: http://goo.gl/0XIftV e per Android: http://goo.gl/tVkcO6
Qui il suo blog http://milanochemipiace.it/
2. Il glossario del fuorisalone, per ridere un po’.

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Vinitaly 2014, dove muore il racconto del vino

Sono stata per la prima volta al Vinitaly, il salone del vino più famoso d’Italia, grazie all’ospitalità della Casa Vinicola Zonin, che la sera prima ha voluto accogliere nella sua tenuta di Gambellara una trentina tra professionisti di cibo e vino per parlare di come riportare il vino sulle tavole degli italiani: l’incontro si è chiamato #winetomany, è stato entusiasmante e ve ne parlerò con un post a parte.

Qui è dove vi vorrei lasciare le mie impressioni sul Vinitaly, raccontando critiche e spunti che chi organizza la fiera, chi partecipa e chi fa comunicazione del vino sarà più bravo a sistematizzare di me: sono convinta che qualcosa vada fatto, per promuovere iniziative che come #winetomany fungano da collettore positivo di opinioni e mettano insieme voci diverse e contrastanti.
Iniziative che supportino il Vinitaly a sfumare l’impressione che ho avuto io: un insieme di fortini dalle gerarchie monarchiche, una distribuzione scomposta di ideologie e settori (qui quelli biologici, lì quelli indipendenti, lì si mangia anzi no), e una logistica che per l’appassionato finale è sconfortante.

Cominciamo dall’organizzazione, e dalla fila del Vinitaly: una coda lunghissima e magmatica che ti accoglie nel piazzale antistante l’ingresso. Nessun cordone, porticine strettissime che fanno da imbuto, un’ora di attesa per entrare: credo che anche San Siro e San Pietro siano più efficienti, forse vale la pena chiedere una consulenza (non a qualche Santo, intendo). Davvero è un problema irrisolvibile? Credete che sia un sacrificio che possa passare in secondo piano? Non conoscete nessuno che possa aiutarvi? Chiedete, magari su twitter (decidendovi anche su quale account usare).

Al Vinitaly si beve, ma non si parla, e non si ascolta: al singolo stand, a meno che il produttore non sia preso d’assalto, si può conversare sul vino amabilmente. Ma poi? Mi ha sinceramente stupito che una fiera di questa portata non preveda un calendario di incontri e dibattiti ma solo di degustazioni: per conoscere il vino abbiamo bisogno di berlo? Certo, ma la conoscenza non può limitarsi all’assaggio. Perché non prevedere scambi tra produttori, talk sui nuovi modi di produrre e di vendere il vino? Dibattiti pubblici, che inglobino chi il vino lo fa, chi lo vende, chi lo comunica, chi lo beve: così come ha fatto Zonin con il #winetomany, è impossibile pensare che una fiera possa promuovere questi incontri? Che i produttori si mettano insieme e avanzino loro un calendario di iniziative?
Si può prendere esempio da Taste a Firenze, dove sul palco sono stati chiamati a parlare di pasta una decina di produttori intorno ai temi del grano made in Italy.

Mangiare, e perché? Qualcuno deve averla presa come domanda retorica, visto che tra gli stand del Vinitaly il cibo non esiste: arrivati al decimo assaggio di vino il corpo umano richiede di ingerire qualcosa di solido – credo che Piero Angela sarebbe d’accordo. Ma, sorpresa, non è possibile: non c’è pane, non ci sono grissini, non c’è nulla. Alcuni stand sono organizzati ai piani alti con pane e olio, ma è poca roba. Per pranzare occorre dirigersi ai punti ristorazione dislocati ai lati dei padiglioni, dove bisogna essere fortunati e arrivare nel momento in cui il rifornimento di panini e piade è stato appena scaricato e i banchi sono di nuovo pieni. Altrimenti, tocca aspettare. La qualità è una via di mezzo tra Lidl e Gigi il Lurido, con meno scelta. La leggenda narra di un Eataly dislocato al padiglione 8, ma costringere ad attraversare i padiglioni col miraggio di una piadina non rientra nei buoni canoni del servizio al cliente.

Se non mangi, e se sei un ragazzino di 18 anni, cadi stecchito dopo mezza giornata: lo spettacolo umano del Vinitaly è uno scempio, un panorama alla Gilliam di facce distorte dall’alcol, di andature barcollanti, di persone dormienti e di ragazzine che si fanno scattare una foto al loro fianco, sorridenti. Anche gli adulti sono ubriachi, e in genere la dignità umana è fatta a brandelli da una  quantità di vino superiore al numero dei neuroni. Mentre scansavo i cadaveri, pensavo: ma di cosa parliamo quando parliamo di cultura del vino se il messaggio negativo che è qui davanti a me associa il vino all’alcol e basta? Se le persone pagano un biglietto non per scoprire ma per ubriacarsi? Si può fare una corretta informazione? Può uno stand continuare a servire vino a una persona evidentemente ubriaca?

Altre quattro cose in ordine sparso:
1. La linea telefonica e il 3G, where are thou? Anche qui: davvero è un problema che non si può risolvere?
2. Le mappe: le mappe dei padiglioni sono disposte all’interno, e fuori ci sono pochissimi cartelli. La prima cosa di cui l’uomo ha bisogno per visitare un posto è una strada per arrivarci e un orientamento da seguire. Anche qui, chiamate il famoso esperto di logistica di cui sopra.
3. Le modalità di assegnazione dell’accredito, che se sei contributor freelance (blogger, giornalista non iscritto all’Odine, collaboratore esterno) ti viene dato se garantisci che ne scriverai. Credo che questo sia un punto molto delicato, perché tra mille considerazioni ce n’è una che è fondamentale: se sei esterno, puoi proporre il pezzo alle testate con cui collabori ma non è detto che lo pubblichino. Un ufficio stampa questo lo sa, e non può assumerlo come criterio per dare un accredito.
4. Vivit, che dove per il mio gusto ho bevuto vini eccellenti: ma deve per forza stare in un recinto senza indicazioni di nessun tipo?

Vinitaly, per come la vedo io, ha bisogno di ripartire da zero, di portare contenuti nella fiera e di  adeguarsi e stimolare un settore che ha bisogno di trovarsi, di comunicare, di approfondire, di stimolarsi e di aprirsi: oltre alla chiacchiera, c’è bisogno di una logistica diversa, migliore, efficiente, perché altrimenti tutte le parole saranno vane.

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On the road: ci vediamo?

Dicono tutti che faccio un sacco di cose, ma la realtà è che in questo momento sto facendo solo quattro cose:
1. Sto cercando nuovi clienti
2. Sto finendo di scrivere un ebook sull’essere freelance
3. Sto scrivendo i testi per il mio sito (a realizzarlo sarà Francesca Marano)
4. Il solito (scrivo, lavoro, viaggio).

In questa settimana sono in giro, e condivido con voi la mia agenda, sperando di incrociare la vostra per un caffè.


Oggi a pranzo vado a curiosare nelle cucine di Del Cambio, con la nuova direzione di Matteo Baronetto: subito dopo pranzo scappo a Milano, a lasciare la valigia nella mia casa di Airbnb, e poi direzione Porta Venezia per conoscere le nuove SodaCaps di Sodastream in un evento a base di shaker e bollicine.
La sera cena di lavoro, in un posto che amo tantissimo: il Rebelot.

Mercoledì mattina un appuntamento fondamentale: si chiama Demetrio, e ha 1 mese. No, non è una startup ma il figlio della mia amichetta del cuore, Marta.
Via il mondo, qui c’è spazio solo per gli amici.
Pranzo e merenda di lavoro e poi via al ristorante Carlo e Camilla in Segheria, per una serata in cui a creare le ricette per San Carlo, utilizzando le Rustiche, sarà Carlo Cracco:  sono sinceramente curiosa di assaggiare dei piatti che mixano un prodotto così pop e la creatività di uno chef come Cracco.

Giovedì pausa.


Venerdì sera sarò alla Bottega Gastronomica di Piazza della Repubblica a Torino, per il sesto appuntamento di Chiacchere in Bottega in compagnia dell’Azienda Agricola Sama: qui i dettagli, presto l’ebook con Zandegù che raccoglierà la sua e quella di altre storie di piccoli produttori piemontesi.

Sabato vado a Verona, anzi a Gambellara, nella tenuta Zonin: qui i proseguirà il dibattito avviato alla Social Media Week sul Piatto Digitale (qui il video dove vi spiego che non dovete brasare i gatti nel vostro foodblog), con una tavola rotonda dove proveremo a rispondere alla domanda “Come riportare il vino sulle tavole degli italiani?”.

Domenica sarò al Vinitaly, se ci siete anche voi e vogliamo bere qualcosa, il mio fegato è a disposizione.

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#PWF5 | Cinecolazione & Happy End

All’Università ho inserito diversi esami di Storia del cinema nel piano degli studi (mi sono laureata in Scienze della Comunicazione): oltre alle lezioni in aula, per ogni esame mi toccava vedere decine di film, che in teoria avrei dovuto diluire in diversi mesi.
La pratica era diversa: poche settimane prima dell’esame, recuperavo tutto quello che non avevo visto o letto, con immersioni disumane in lunghissime sessioni cinematografiche che iniziavano dalla mattina fino al pomeriggio. Vedere Orson Welles in lingua originale alle 9 del mattino, credetemi, mi mandava fuori dal mondo per il resto della giornata.

La Cinecolazione di ieri, evento conclusivo di Play With Food, mi ha fatto lo stesso effetto, e vorrei subito fare il bis: sette cortometraggi d’animazione, a tema food, di cui uno favoloso di Sylvain Chomet (lo stesso di Appuntamento a Belleville), e una scoperta che si chiama Jan Švankmajer (vi consiglio la visione di Breakfast, anticipandovi che è abbastanza inquietante).
A rendere il tutto ancora più straniante (e invitante), il fatto che la proiezione sia stata preceduta da una colazione servita sul palco del Cineteatro, a base di muffin, bevande e caffè offerti da Il camaleonte, Verdessenza, Cooperativa Isola, Litrocubo, Ecotecnologie (accoglienza come sempre di Haribo).

E poi è finito, e la quinta edizione di Play With Food si è conclusa: terminano qui i miei racconti, che spero vi abbiano fatto percepire l’energia e la creatività che ha abitato Torino in questi giorni.
Se vi siete persi qualcosa, trovate tutte le foto di questi giorni nel mio album su Facebook e sulla pagina di Play With Food.

Allora, il prossimo anno tutti a Torino?

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#PWF5 | Bimbi e concerto psico-rock

Immaginate di avere tre, quattro, cinque anni e che sia un pomeriggio di sole.
Avete pranzato con un piatto di pasta e ora tocca uscire. Non dovete andare dalla zia, né  vedere un film in 3D. Ma allora cosa succede oggi?
Ho immaginato così le ore che hanno preceduto lo spettacolo di ieri pomeriggio di Play With Food, dedicato ai più piccoli: Banana Cake, circa 45 minuti di teatro di figura a opera di Ostello Marnié. Prima del teatro, una merenda con panini farciti con prodotti Luiset, torte e muffin con farine di Negozio Leggero e frutta e crostate con L’Orto di Andrea. E ovviamente, caramelle Haribo per tutti :-)

Da piccola giocavo spessisimo col teatro delle ombre, eredità del Manuale delle Giovani Marmotte e in genere dell’abitudine a giocare con quello che c’era in casa: nello spettacolo di ieri ho rivisto me bambina, e in genere un pubblico di bimbi felici. Alcuni coraggiosissimi, tanto da occupare il palco e tentare un’interazione più ravvicinata con gli oggetti di scena.

Finito lo spettacolo, un salto a spiare il backstage della terza Underground Dinner: una casa privata in zona Gran Madre, una signora elegante che mi ha aperto la porta e i Cuochivolanti a terminare la preparazione e la mise en place. Due foto, il furto di un po’ di palamita freschissima (tutto il pesce è stato fornito da Beppe Gallina), un sorso di vino della Tenuta Roletto, un click alle verdure de l’Orto di Andrea e l’nvidia per chi avrebbe mangiato la pasta del Pastificio Bolognese.

Invece io devo scappare, direzione Officine Corsare, per l’aperitivo + concerto degli Ex-P + Dj-set e festa (sì, però la festa non l’ho fatta perché sono anziana): le Officine sono un Circolo Arci con stupendi Murales, in una zona di Torino che sta diventando sempre più bella. Qui i corsari si fanno la birra da soli: hanno creato il Birrificio BrewUp, e fanno una birra forte e beverina. Al punto che per tornare a casa in condizioni legali sono costretta a tuffarmi nell’aperitivo (la dura vita ecc ecc): salame cotto Luiset, (la mia prima volta con i ) Gofri con prosciutto e formaggio, focaccia rustica di Teapot, toma valchiusella di Borgiattino.
Come dolce, il gelato di Rivareno servito direttamente dalla loro Apegelato.

E poi sono arrivati loro, gli Ex-P, con la loro operetta psico-rock: apprezzatissimi, e da me ribattezzati gli Elio e le Storie Tese del food. Se volete saperne di più potete leggere qui.

Oggi Play With Food si chiude con la Cinecolazione: 10.30, al Cineteatro Baretti con cortometraggi d’animazione in collaborazione con Centro Nazionale del Cortometraggio.
Venite a bere un caffè?

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#PWF5 | Underground Dinner con U-Combo

E poi arrivò il colpo di fulmine: quella situazione idilliaca che vorresti non terminasse mai, quella voce che scuote corde profonde, quel cibo così buono che desidereresti avere tutti i giorni alla tua tavola.
Ieri sera l’Underground Dinner di Play With Food per me è stata così *
* Quella di ieri era la seconda: la prima c’è stata giovedì con Francesca Angeleri, stasera due turni per Re-Implere, cena performativa per uscire dalla dipendenza dall’amore.

Dicevamo del colpo di fulmine, ma procediamo per gradi, ossia da quando ieri pomeriggio mi è arrivato l’sms che mi comunicava il luogo della cena: appuntamento alle 19.30 al Tomato Backpackers Hotel, in via Silvio Pellico 11. Cena al Tomato? E dove? Una volta arrivata ho scoperto che la sala al piano terra che avevo visto in costruzione è diventata uno spazio accogliente e ampio. Due tavoli per 15 persone (due turni, sold out).


In cucina i Cuochivolanti, a tavola un menu fatto di ricette di recupero: frittatine con foglie di ravanello e bucce di patate fritte (con le verdure de l’Orto di Andrea), timballi e misticanze (con pasta del Pastificio Bolognese), spezzatino (con la carne de I Binari del Gusto).

Piatti stagionali, di avanzi, buonissimi.
Una maionese vegana con fagioli neri e senape che abbiamo spalmato sul pane di Grano Torino e che ci ha convertito tutti al veganesimo.
Due dolci: castagnaccio e torta di pane con frutta secca e farine del Negozio Leggero.
Ad innaffiare le chiacchiere al tavolo, il barbera della Bottiglieria l’Acino.

In scena, U-Combo, al secolo Nicola Sorrenti e Matilde D’Accardi, giovanissimi attori originari di Genzano di Roma, che tra una portata e l’altra si sono esibiti in canzoni e performance frutto di un lavoro di ricerca sul gusto perduto, quello delle loro zone e quello che vive all’ombra della moderna e schizofrenica gastronomia.
Uno spettacolo che ci ha semplicemente estasiati, tutti: U-Combo ha avuto la forza di trascinare la cena al terzo dan di stupore, tra risate e attimi di pura commozione.

[Qui con la fotografa del festival Elisa Figoli]

Bravissimi, bravissimi, bravissimi.

E oggi?
Ecco il programma: pomeriggio bimbi con lo spettacolo Banana Cake, un salto alla Cena Underground di stasera, e poi concerto e aperitivo con Dj-Set alle Officine Corsare che vede il debutto assoluto dell’operetta psico-rock del Re delle Cucine.
E domani vi invito tutti alla Cinecolazione qui!

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#PWF5 | Spettacoli teatrali e aperitivo

Chi mi conosce sa che il teatro mi lascia fortemente perplessa: non riesco a immedesimarmi negli spettacoli, né a godermi la recitazione di attori bravissimi se questi sono lì, su quel palco nudo di fronte a me.

Ho visto diversi spettacoli, anche con attori favolosi e compagnie bravissime: eppure ogni volta pensavo: ma perché sta parlando così? e: Quando finisce?
Mai, tranne che con Mariangela Gualtieri, mi sono sentita coinvolta durante gli spettacoli teatrali (e qui è una reazione mia alla prossimità delle manifestazioni umane): figuratevi come posso aver reagito quando sul palco di Play With Food, al Caffè della Caduta, ieri si sono presentati due uomini in mutande – pure bianche.


Loro sono Carlo Presotto e Matteo Balbo de La Piccionaia – I Carrara TSI (VI): la rappresentazione si chiama Special Price, e riguarda l’ossessione per il cibo. I due attori, vestiti solo di mutande bianche – e no, non è un bel vedere – recitano all’unisono un dialogo intorno a cosa mangiamo e quando, e la combo dei toni e il ritmo metronomico – parlare di teatro mi spinge a usare termini arditi - rimanda a una morbosità inquietante.
Sono minuti teatrali che scuotono, un po’ come assaggiare un piatto buono, ma difficile da capire al primo assaggio.

Più facile, e forse più alla portata di tutti, lo spettacolo che precede Special Price – ogni sera, infatti, due spettacoli: ieri il debutto, oggi la replica.
A dare il via alle danze, Enoch Marrella, che ha portato in scena Thanksgiving Day/episodio 1: è una finestra sulla vita di Fausto, durante il giorno del Ringraziamento così come lo ha vissuto in America insieme alla sua nuova famiglia. Cibo americano, cibo italiano: non un elenco di piatti ma un confronto di culture, mescolato a una nostalgia di fondo che si sfoga sulla scena stessa.

Qui il rapporto col pubblico è più fisico: Enoch / Fausto ci ha coinvolto nel lancio di una finta palla da baseball.
Ovviamente io non ho fatto finta di nulla – essere coinvolta MAI -, e ne ho approfittato per scattare un paio di foto a un pubblico che si stava divertendo parecchio.


Potete vedere gli spettacoli stasera al Caffè della Caduta in Via Bava 39.
Stasera io sarò all’Underground Dinner Salvacrisi, ma ve la racconto domani!
Come sempre, sulla pagina fb del blog trovate altre foto.

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#PWF5 | Sezione Arti Visive e inaugurazione

Ieri sera c’è stata la serata d’inaugurazione della quinta edizione di Play With Food, allo spazio QuBì: alle 18.30 fuori c’era già la fila di curiosi e amici che da anni sono diventati fedeli frequentatori di questo Festival.
Ieri ha inaugurato la sezione delle arti visive, ed è stranissimo raccontarlo da foodblogger: il cibo, infatti, assume forme inconsuete per chi come me ha a che fare col cibo da mangiare e da gustare. Qui il cibo è ammuffito, mescolato col bicarbonato per farci delle foto, è nascosto dall’argilla, è diluito in un’acqua che non è infinita: camminare negli spazi delle Arti Visive permette di godere di una riflessione artistica sul food che può spiazzare.


Durante la serata sono presenti molti degli artisti, disponibili a spiegare l’opera che espongono o a coinvolgerti nella loro performance: ad esempio, ieri sera nel bagno del QuBì è stata allestita una camera oscura per lo sviluppo di foto con l’Instadrink, il mix di succo d’arancia, caffè e bicarbonato creato dal duo di Plastikwombat *
* Ho così potuto scoprire l’esistenza dei Wombat, marsupiali australiani che usano il loro sederone di pelle e cartilagine per difendersi dagli attacchi di predatori #WannaWombat :-)


Da una parte il cibo come gioco, riflessione, stupore, provocazione, e dall’altra quello confortante dell’aperitivo, tra le focacce di Grano Torino, il lardo di Agrisalumeria Luiset, i formaggi di Borgiattino (lo trovate in Corso Vinzaglio 29), e ancora Binari del Gusto, L’orto di Andrea, Pastificio Bolognese, Essenzialmenta, Negozio Leggero, Cooperativa Isola, Birrificio Torino, Ecotecnologie, Sensatonics, Litrocubo.


A fare da trait d’union, Haribo, con dei gioielli creati da Daniela Cavallo e indossati dallo staff e da molti dei partecipanti e tantissime caramelle gommose a disposizione degli ospiti.

Sulla pagina Facebook del blog trovate tutte le foto della serata, con anche un po’ di sano peoplewatching.
Si prosegue stasera con due spettacoli teatrali (che vi racconterò domani) e con la prima delle Undeground Dinner, MAGNA ISTRIA con Francesca Angeleri e Cristina Mantis – già sold out!
Domani sera sarò alla seconda delle Underground Dinner, la Cena Salvacrisi: ci sono ancora dei posti, io vado al primo turno, volete farmi compagnia?

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